Calpestare l’oblio (100 poeti italiani contro la minaccia incostituzionale)

24 02 2010

Dopo una lunga attesa esce la versione completa di “Calpestare l’oblio”.

Testi di:
Francesco Accattoli, Annelisa Addolorato, Nadia Agustoni, Fabiano Alborghetti, Augusto Amabili, Viola Amarelli, Antonella Anedda, Gian Maria Annovi, Danni Antonello, Luca Ariano, Roberto Bacchetta, Martino Baldi, Nanni Balestrini, Maria Carla Baroni, Vittoria Bartolucci, Alberto Bellocchio, Luca Benassi, Alberto Bertoni, Gabriella Bianchi, Marco Bini, Brunella Bruschi, Franco Buffoni, Michele Caccamo, Maria Grazia Calandrone, Carlo Carabba, Nadia Cavalera, Enrico Cerquiglini, Antonino Contiliano, Beppe Costa, Andrea Cramarossa, Walter Cremonte, Maurizio Cucchi, Gianluca D’Andrea, Roberto Dall’Olio, Gianni D’Elia, Daniele De Angelis, Francesco De Girolamo, Vera Lùcia De Oliveira, Eugenio De Signoribus, Nino De Vita, Luigi Di Ruscio, Marco Di Salvatore, Alba Donati, Stefano Donno, Fabrizio Falconi, Matteo Fantuzzi, Anna Maria Farabbi, Angelo Ferrante, Loris Ferri, Fabio Franzin, Tiziano Fratus, Andrea Garbin, Davide Gariti, Massimo Gezzi, Maria Elisa Giocondo, Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Raimondo Iemma, Andrea Inglese, Giulia Laurenzi, Maria Lenti, Bianca Madeccia, Maria Grazia Maiorino, Francesca Mannocchi, Giulio Marzaioli, Emiliano Michelini, Guido Monti, Silvia Monti, Davide Morelli, Renata Morresi, Giovanni Nadiani, Davide Nota, Opiemme (laboratorio), Fabio Orecchini, Claudio Orlandi, Natalia Paci, Adriano Padua, Susanna Parigi, Fabio Giovanni Pasquarella, Giovanni Peli, Enrico Piergallini, Antonio Porta, Alessandro Raveggi, Rossella Renzi, Roberto Roversi, Lina Salvi, Stefano Sanchini, Flavio Santi, Lucilio Santoni, Giuliano Scabia, Francesco Scarabicchi, Alessandro Seri, Marco Simonelli, Enrico Maria Simoniello, Giancarlo Sissa, Luigi Socci, Alfredo Sorani, Pietro Spataro, Roberta Tarquini, Rossella Tempesta, Enrico Testa, Fabio Teti, Emiliano Tolve, Adam Vaccaro, Antonella Ventura, Lello Voce, Matteo Zattoni.
Potete scaricarla sul sito de “LA GRU”.
qui sotto vi anticipo l’introduzione di Luigi-Alberto Sanchi:

Un Piccolo Miracolo Laico

La poesia è la vita. Nel senso che la poesia – quella dei migliori poeti, dei più sensibili, dei più coscienti, dei più musicali – permette di cogliere e di trasmettere un universo umano nella sua ricchezza, molto meglio della lineare prosa. Da Dante in avanti, la poesia in Italia, dapprima espressione geografica, poi Stato unitario nel suo farsi e, ora, in pericolo di federalismo, non ha cessato di accompagnare, plasmare e riflettere il movimento politico del Paese.
Cos’hanno da dire oggi, i poeti, nella e sull’Italia di Berlusconi? Se il canto è “forza di memoria e sentimento” (secondo una meravigliosa formula di Gianni D’Elia), allora il poeta si volge al ricordo, al contempo individuale, civile e storico, e lo rende nella sua complessità, ricercando la formula che condensi la personale, universale verità di un luogo e di un’epoca.
Non, quindi, un ricordo del tempo che fu: bensì quello della fase più degna e decisiva della nostra storia, la lotta contro il fascismo, contro l’occupante nazista, per un regime popolare, libero e pacifico.
Solo la poesia può dire l’intero dell’esperienza, la vita appunto. Vita che le attuali vicende politiche ci vanno lentamente sottraendo, mortificando, vietando.
Queste essenziali e un po’ astratte riflessioni servono ad introdurre un piccolo e concreto miracolo: le pagine che seguono. Solo a scorrere i nomi e i percorsi degli autori qui riuniti si capisce il carattere eccezionale di questa raccolta: vi convivono poeti illustri e oscuri, giovani e “grandi vecchi”, isolati e integrati; inoltre l’impulso, l’organizzazione sono dovuti ad un giovanissimo quasi sconosciuto, animato dalla calda grinta della disperazione, come Davide Nota, simbolo ai miei occhi delle mille energie nuove che esprime l’Italia umanistica e che l’Italia ufficiale conculca e umilia. Che questa strana operazione vada in porto, dunque, è un miracolo nell’Italia dei favoritismi e dell’esclusione, dei piccoli ghetti baronali, del “ciascuno per sé” e della rissa tutti contro tutti, anche e soprattutto a sinistra, anche e soprattutto nel milieu letterario. Purtroppo! Questo piccolo segno di speranza è però anche una prova della disperazione in cui versiamo tutti, posti come siamo di fronte all’avanzare, che pare inesorabile, dei liquidatori della Repubblica così com’è uscita dalla Resistenza, dopo la proposta berlusconiana di trasformare la festa della Liberazione in “Festa della libertà”.
Un punto va a mio avviso sottolineato, a questo proposito: è intorno a un compromesso squisitamente di destra, lanciando potenti messaggi mediatici che osteggiano e irridono la tradizione repubblicana dell’“arco costituzionale”, del 25 aprile, dell’antifascismo, che Berlusconi e i suoi alleati stanno riuscendo ad unificare il Paese – certo, campanilistico per le ragioni storiche che sappiamo, ma anche diviso in due sul piano politico e sociale, tra la parte fascista e reazionaria e la parte progressista, comunista per lungo tempo. Dopo il terrorismo e il delitto Moro, dopo decenni di lotte tragiche ma anche vitali, l’Italia sembra chiedere di nuovo unità, a modo suo, cioè nel rispetto dell’eredità storica e dei potentati locali, anche a prezzo dell’oblio, del sonno televisivo o dell’inabissarsi nella consolazione superstiziosa e clericale.
Essendo il Centro-Sinistra, a causa delle sue debolezze ideologiche e delle divisioni al suo interno, incapace di riconciliare la società italiana, è la Destra che sta realizzando la nuova sintesi, ovviamente a tutto danno della Costituzione “sovietica” concepita nel Dopoguerra.
A partire dalla repressione di Genova nel 2001, si parla dunque di “ritorno al fascismo”. Non è possibile affrontare qui in modo completo la questione della definizione di “fascista”, quella della continuità storica del fascismo in Italia, delle trasformazioni introdotte dal piano piduista-americano, del concetto di “nuovo fascismo” così ben identificato da due poeti, Pasolini e Roversi, negli anni cruciali delle stragi. I poeti su tutto questo riflettono, certo, ma innanzitutto cercano di rendere il vissuto, in dialogo con la realtà. La loro resistenza umanistica c’invita a pensare.La loro arma politica è il vivere e il pensare poeticamente, a partire da una sofferenza e non dall’oblio. Leggiamoli, ascoltiamoli.
[Novembre 2009]

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BEPPE COSTA al Caffè Modì

3 02 2010

Per gli appassionati ed i curiosi, un imperdibile evento, quello con Beppe Costa, al Caffè Modì di Mantova. L’autore siciliano, residente da tempo a Roma, non veniva al nord da anni, e lo fa ora per una breve tourné che toccherà, oltre a Mantova, le province di Verona, Brescia, Milano e Parma. Sarà a Mantova domenica 7 dicembre alle ore 19:00. Dopo una lunga carriera che lo ha portato a pubblicare libri di poesia, romanzi, a vincere il premio Alfonso Gatto, pubblicare numerosi autori con la sua Pellicanolibri, collaborare con tantissimi nomi noti della letteratura, passando per Arrabal e Jodorowsky, arrivando ad Adele Cambria, Alberto Moravia, Dario Bellezza, a tanti altri ancora, e dopo le battaglie per la Legge Bacchelli, Beppe Costa presenta ora il suo ultimo spettacolo di poesia, un doppio spettacolo “Anche ora che la luna” di cui è già uscito un CD realizzato col pianista Giovanni Renzo e che è in procinto di diventare un libro, e “Di me, di altri ancora”.

Siete tutti invitati a farci visita.





Prima Edizione del Premio di Poesia e Narrativa “Sul Romanzo Blog”

4 09 2009

Rilanciamo con piacere dal blog Sul Romanzo, invitando caldamente chiunque sia interessato alla partecipazione:

 “La situazione italiana angoscia molti da anni. Non sono i principi ahimè a destare oramai più inquietudine – tanti vivono in un torpore di rassegnazione passiva -, quanto invece le conseguenze, in un clima che incespica di continuo fra provocazioni e smentite, menzogne e promesse vane, atti illiberali e fomentati razzismi. E gran parte della società italiana ne assorbe i modi, i toni, le gesta. Allora ognuno, credo, se percepisce vere le mie frasi, dovrebbe nel suo piccolo attivarsi, oltre che interrogarsi. E non soltanto con geremiadi da bar e slanci volitivi da condividere illusoriamente con il compagno di boutade, bensì con azioni coraggiose, rischiando, di tasca propria.

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ESTATE CANAGLIA

13 08 2009
Estate piena di proposte di legge fantasmatiche, fantasmagoriche… a volte solo fanatiche.
Quelle della Lega sono volte, perlopiù, all’attacco demagogico dell’unità nazionale, al ritorno a un secessionismo simbolico, in mancanza di uno storico, alla rimarcazione di un federalismo culturale che vuole soltanto mascherare il possibile fallimento di quello fiscale.
Quelle dell’estrema destra vanno all’opposto, con un lessico nazionalista da far paura.
Alcune facili conclusioni.
É chiaro che il centro(di)destra è diviso quanto e di più del centro(non)sinistra, ma nessuno ci vuol credere.
Le polemiche estive, vedi alla voce Lega, sono totalmente fittizie, ma tutti ci credono.
Le radici cristiane d’Italia (come d’Europa) valgono bene una messa, ma non una proposta costituzionale.
A riprova di questo, un fatto culturale di dimensioni millenarie viene ridotto a una proposta di legge di neanche dieci righe, vedi immagine.
La spoporzione è notevole. Sarà che cultura e (imposizione per) legge non vanno d’accordo?
L’unica risposta democratica a questa estate canaglia è credere a questa domanda, credo.

(Lorenzo Mari)





14 07 2009





fate cultura

23 06 2009

ci sono tante piccole cose che chiunque di noi e di voi potrebbe fare per migliorare la situazione culturale del nostro paese, cose che tutti siamo in grado di fare, cose che permetterebbero a chiunque di “fare cultura” o “contro-cultura”

lo so, sarebbe impossibile boicottare Einaudi, anche perchè pubblica tanti titoli indispensabili, basterebbe invece andare a leggere il “Quaderno” del Premio Nobel José Saramago, lo potete fare proprio QUI su questo link

Saramago, che mai come ora mi sarebbe piaciuto che potessimo ascoltare al Festivaletteratura, come Jack Hirschman – che, cosa che purtroppo pochi hanno saputo, a Mantova c’è stato recentemente, o Beppe Costa, entrambi, questi ultimi, autori che andrebbero ascoltati

oppure potreste semplicemente procurarvi e leggere “Il Duca di Mantova” di Franco Cordelli, edito da Rizzoli, quadro d’epoca che racconta l’Italia al tempo di Berlusconi, e se volete sapere qualcosa di più su Cordelli, leggete QUESTA intervista di Claudio Sabelli Fioretti

se ancora non vi basta vi consiglio un altro libro, “Il corpo del capo” di Marco Belpoliti, edito da Guanda, considerato un’interessante metafora vivente della nostra stessa idea di corpo, della sua durata nel tempo, del suo valore e del suo sfruttamento economico

poi continuerei offrendovi una lettura di poesia, con gli “Ultimi versi” di Giovanni Raboni, pubblicati da Garzanti, con una splendida prefazione di Patrizia Valduga

infine, per i più acuti osservatori, inviterei la lettura, o ri-lettura, di 1984 di Eric Arthur Blair, in arte George Orwell, che letto ai nostri giorni può divenire anche un’interessante analisi e confronto tra la retorica stalinista e quella dei nostri politici, con risultati direi sorprendenti

se invece non vi va di leggere, beh, andate a vedervi uno spettacolo del Living Theatre

(Andrea Garbin)





MYSTERIES AND SMALLER PIECES – Il Living Theatre di New York in provincia di Mantova

27 05 2009

Cinque, dieci, quindici minuti. Il tempo scorre lentissimo e il giovane uomo in piedi sul palco resta bloccato con lo sguardo fisso nel vuoto. Non muove un muscolo, potrebbe essere una statua ma non lo è, perché fatto di carne e perché ogni tanto le sue palpebre si abbassano leggermente per lubrificare gli occhi. È vivo. È un attore. È la cartina tornasole dell’insofferenza, delle risatine soffocate, dell’impazienza, della delusione del pubblico che batte le mani e sbuffa. Di quel pubblico ancora una volta provocato e toccato senza reticenze dal Living Theatre.

“Mysteries and Smaller Pieces” (“Misteri e Piccoli Pezzi”), creato a Parigi nel 1964, esplode nuovamente sulla scena traghettando sgomento e disarmo. Questa volta lo fa nel teatro di Medole, il comune che in collaborazione con l’Associazione culturale “I Saggi e i Folli” ha ospitato – con felice intuizione – il laboratorio teatrale diretto da Gary Brackett con la partecipazione di Enoch Wu e Jeff Nash del Living Theatre Europa. Trenta in tutto i partecipanti, tra attori e professionisti e non, che hanno risposto al richiamo e che dopo una settimana di duro lavoro, a sentire i loro racconti, hanno dato luce a uno spettacolo in cui “si aprono le porte a una tecnica sovversiva”, secondo le parole di Judith Malina. Le sorgenti di riferimento sono il teatro politico di Brecht e Piscator, la biomeccanica di Mejerchol’d, il teatro della crudeltà di Artaud.

L’immobilità del giovane è interrotta all’improvviso dalla marcia e dalle pulizie indaffarate di uomini che entrano dal fondo del teatro con movimenti scattanti che continuano fin sul palco. Sembrano tanti tasselli di un’infinita catena di montaggio che si sbriciola e ricompone lasciando sorpreso il pubblico, tanto che qualcuno già si alza e abbandona la sala. Ma la parte più toccante, che unge il cuore di profonda emozione, è quella in cui gli attori scendono dal palcoscenico (prima gremito di buio)  con movimenti lenti, facendo ondeggiare bastoncini d’incenso che allagano l’aria di un odore intenso, così come il loro sguardo che si fissa su quello rapito e anche imbarazzato degli spettatori. Ora ci sono, infatti, uomini e donne che ti guardano e ti vedono, senza ombreggiature di convenzionalità o censura. Hanno occhi come pietre d’ebano, fonde e scure. Occhi che toccano. Alla scena che deriva dalle esperienze orientali di Nona Howard succede poi la “Canzone di strada” di Jackson Browne. “Basta con le guerre!” è la richiesta che si ripete continuamente, alternata ad altri “basta” contro la corruzione, l’inquinamento, il precariato e tutti mali della società odierna. Una canzone che purtroppo è trasversale ad ogni tempo e che il Living ripropone in qualche parte mutata a seconda del periodo, degli accadimenti e del luogo in cui viene proposta. Una ragazza seduta a gambe incrociate sul palco dà il ritmo ai “frammenti di canzone” degli altri attori che, sparsi nella sala, danno voce ai loro “basta”. Gli altri pezzi più riusciti dei “Mysteries and Smaller Pieces” sono  i “Tableaux vivant” e i “Suoni e movimento” di Lee Worley e Joe Chaikin, in cui scorre un’ironia che non è mai edulcorante per la realtà ma sua forza esplicativa e narratrice. Stupisce soprattutto in queste ultime parti la bravura dei partecipanti del laboratorio che hanno lavorato insieme per una sola settimana creando una sintonia davvero incredibile. Decisamente meno convincente, invece, il pezzo de’ “La Peste” di Artaud a cui era affidata una forte responsabilità. L’esasperazione inappropriata, infatti, di alcuni attori, forse troppo bulimici di attenzione, non ha mancato di suscitare qualche risata anziché lo sgomento e lo sconvolgimento che il teatro della crudeltà mira a innescare con l’esperienza diretta (“perché andare a teatro deve essere come andare dal dentista” dice Artaud).  Sembrava quasi di assistere a un live di zombie usciti dal film “L’alba dei morti viventi” e questo ha spezzato – e rovinato – non poco la disarmante atmosfera della serata. Suggestiva e toccante, invece, la scena finale della raccolta dei corpi dei defunti a cui il male non ha lasciato scampo. Non resta che accatastare i regni di carne stroncati dalla peste.

Il Living Theatre parla tramite gli sguardi, le voci, il respiro e il movimento. Strappa la superficie caliginosa delle attese, disarma senza compiacimento la corazza delle aspettative. Il Living Theatre non si richiude nel cerchio delle parole ma lo spezza facendole librare attraverso il corpo, l’aria che entra ed esce dai polmoni, le corde vocali che vibrano, ma soprattutto con la voglia profonda di dire e comunicare per mezzo della vita. Come dice, infatti, lo stesso Gary Brackett: “Entrare nella vita attraverso il teatro. Unione: fine delle divisioni”.

Sara Belligeri