Deformi e brutti (poesia in merito alle dichiarazioni di Roberto Lamagni)

17 12 2008

Noi che vantiamo la nascita
di Acerbi, quale figura
d’integrazione tra popoli
differenti, meritiamo la
presenza d’un istituzione
che andata ad Harlem grida
al negro deforme?

Meritiamo un uomo che sventola
sulla sua bocca la parola
di morte come fosse un ventaglio
di carta?

Meritiamo di avere un uomo
che in Barack vede solo un
razzismo di colore e non una
luce di futuro?

Meritiamo che la nostra terra sia
baciata da chi ha la presunzione
di essere nel giusto
senza conoscere l’altro?

Contro chi sputa simili bestemmie
andrebbe detta la legge marziale
non quella militare, non quella che
toglie i diritti alla persona,
ma una nuova legge che taglia la
lingua ai politicanti inetti.

“Sei solo un bambino che parla di
xenofobia senza conoscere la
grammatica della parola.”

Il caso Obama insegna,
è vero, insegna che l’unione fa
la forza.

E poi ditemi…

Meritiamo che una mente chiusa
che è solo figlia del tubo
catodico, ci rappresenti tutti
nel mondo?

O castellano, <dove credi
che la città finisca
> ricomincia
sempre l’infeconda rozzezza
di chi vuole forse balzare all’occhio.
Jean Leonard, che è nero per fortuna,
o negro, come alcuni dicono,
saremo capaci un giorno
di ringraziarlo lui e gli altri
per ciò che ci hanno portato?

E noi non lasceremo che il nostro
paese si smarrisca in un mare
che sta per chiudere le sue mascelle.

Non lasceremo certo che una pulce ci rovini l’orecchio!

(Andrea Garbin)

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2 responses

26 12 2008
saryblu

le parole (se così si possono definire) di Lamagni concorrono ancora una volta a sgualcire la speranza che i diritti siano qualcosa di talmente importante e imprescindibile da diventare costituzionali nel nostro modo di pensare e quindi creare, parlare, costruire, vivere…troppo spesso (ma anche una volta sola basterebbe) mi capita di ascoltare frasi e intenti che sono urli d’ignoranza, sfoghi di violenza, rigurgiti d’intolleranza, singulti di razzismo, e questo anche da parte di giovanissimi, che vibrano di una rabbia e di un disgusto disarmanti…la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: non solo la dedica striminzita di una mezza pagina dell’odiato e temuto libro di storia, ma un documento letto, vissuto, deglutito con il “peso” e significato di ogni parola…si può fare questo senza nessuna pretesa retorica? I diritti hanno il diritto e il dovere di essere ascoltati e concretizzati, da tutti noi che volenti e nolenti facciamo politica (partecipiamo, cioè, alle “cose della città”) semplicemente vivendo…e poi guardiamo i diritti che esitono nei luoghi di lavoro (???), nelle teste delle persone, nel colonialismo senza fine che costringe “i fragili per forza” a un rapporto ancillare nei confronti dei Paesi depredatori…se una volta c’era la scusa di non sapere ora non può più esistere e non merita di essere tollerata o giustificata.
A quando le scuse sentite?

13 02 2009
andyfante

Che scuse vogliamo che dia?!
Anzi continua con la sua faccia tosta a sparare cazzate.
Ed è ancora vicesindaco di Castel Goffredo e consigliere in provincia.
E’ ora che un certo tipo di personaggi alzino le chiappe dalle poltrone politiche che occupano solo per riempire la propria pancia e non per guidare il paese.
Necessitiamo di una vera rivoluzione culturale!
A Roma la poesia è piaciuta molto, e ne sono contento, ma stando là, anche se solo per quattro giorni, la prospettiva con cui si vede l’Italia è molto diversa dalla nostra. Stiamo svoltando “troppo” a destra.

(Andrea Garbin)

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