Deformi e brutti (poesia in merito alle dichiarazioni di Roberto Lamagni)

17 12 2008

Noi che vantiamo la nascita
di Acerbi, quale figura
d’integrazione tra popoli
differenti, meritiamo la
presenza d’un istituzione
che andata ad Harlem grida
al negro deforme?

Meritiamo un uomo che sventola
sulla sua bocca la parola
di morte come fosse un ventaglio
di carta?

Meritiamo di avere un uomo
che in Barack vede solo un
razzismo di colore e non una
luce di futuro?

Meritiamo che la nostra terra sia
baciata da chi ha la presunzione
di essere nel giusto
senza conoscere l’altro?

Contro chi sputa simili bestemmie
andrebbe detta la legge marziale
non quella militare, non quella che
toglie i diritti alla persona,
ma una nuova legge che taglia la
lingua ai politicanti inetti.

“Sei solo un bambino che parla di
xenofobia senza conoscere la
grammatica della parola.”

Il caso Obama insegna,
è vero, insegna che l’unione fa
la forza.

E poi ditemi…

Meritiamo che una mente chiusa
che è solo figlia del tubo
catodico, ci rappresenti tutti
nel mondo?

O castellano, <dove credi
che la città finisca
> ricomincia
sempre l’infeconda rozzezza
di chi vuole forse balzare all’occhio.
Jean Leonard, che è nero per fortuna,
o negro, come alcuni dicono,
saremo capaci un giorno
di ringraziarlo lui e gli altri
per ciò che ci hanno portato?

E noi non lasceremo che il nostro
paese si smarrisca in un mare
che sta per chiudere le sue mascelle.

Non lasceremo certo che una pulce ci rovini l’orecchio!

(Andrea Garbin)