A proposito di libertà

27 11 2008

Ricordo questi articoli, tratti dalla Costituzione italiana:

ART 13

La libertà personale è inviolabile. (…)

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

ART. 21

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Questi articoli pongono una riflessione. Si parla di libertà d’espressione, e poi il giornalismo italiano, salvo qualche eccezione, viene biasimato all’estero per il suo “essere di parte”. La libera informazione in Italia è davvero complessa. Basti pensare alla legge sulle intercettazioni telefoniche. Per non parlare di quella, ormai “collaudata” sulla privacy, che si scontra con il diritto di cronaca. Un’amica giornalista (non faccio nomi, ma l’interessata si riconoscerà!!) avrebbe dovuto pubblicare un articolo fortemente critico rispetto alla nostra società, basata sull’immobilismo e sulla mancata valorizzazione delle risorse e della creatività dei giovani. Una critica mossa anche da Umberto Galimberti, che ha affermato che i giovani, che sono nel pieno delle loro potenzialità, non vengono adeguatamente valorizzati. Ebbene quest’amica non ha potuto pubblicare l’articolo proprio per i contenuti caustici. A questo punto che cosa si aspetta? Che i giovani scendano nuovamente in piazza per un nuovo ’68, com’è già avvenuto in Francia alcuni anni fa? Si tappa la bocca, lasciando il pentolone ribollire fino all’esplosione inevitabile? Troppi privilegi di casta, troppa stagnazione… Poca libertà effettiva per contestare una situazione governata da vecchi rapaci. E poi si sbandiera questa libertà… come se ci fosse libertà vera.

Intanto però, si fanno ancora processi (virtuali) alla Flaubert, perché esistono “troppe Madame Bovary”. Si censura una pubblicità volutamente provocatoria – bisogna svegliarla questa gente!! – che ritrae una donna in posa crocifissa, a rappresentare la sofferenza vissuta dalle donne che subiscono violenza. E a pensarci siamo mentalmente uniformati dalla pubblicità e dal bombardamento mediatico che prestampa il nostro cervello per attuare ragionamenti apparentementi moderni.

A questo punto mi chiedo, qual è il limite tra libertà e verità? La libertà non è solo un’apparenza?





LA LIBERTÀ È UNA BUGIA: intervista a JOHN TRUDELL

18 11 2008

john_trudellQuando Giulio Bianchi, organizzatore della rassegna “Musica in Collina” mi ha chiesto di intervistare John Trudell in occasione del suo concerto olgiatese non sapevo che cosa dire: un artista di origine Sioux con una storia drammatica alle spalle che grazie alla propria Arte è riuscito a risorgere e a ricomporre una vita spezzata. Un artista il cui percorso musicale è stato seguito inizialmente da Jackson Browne, e sul quale è ora la bellissima Angelina Jolie ad aver deciso di investire. Un artista che ammiro profondamente. Che altro potevo fare? Ho accettato. Mancano circa tre ore all’inizio del concerto quando John Trudell mi raggiunge in platea; appare subito estremamente solare e disponibile, con una timidezza di fondo che è bilanciata da un grande senso dell’umorismo. Quella che segue è la nostra conversazione.

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