FESTIVALETTERATURA 2008 – Le mie sensazioni…

19 09 2008

Il Festival si apre nello stesso modo in cui prende commiato dai suoi 80.000 visitatori e dai 36.000 biglietti venduti, ovvero con il botto: Paolo Giordano mercoledì 3 settembre e Roberto Saviano domenica 7.

I km macinati dai piedi e dalle caviglie sempre più stanche sono stati anche quest’anno davvero tanti, come tante sono state le ore di paziente attesa, trascorsi in coda per assistere agli eventi.

Un classico, ormai, a cui però non si riesce mai a fare l’abitudine.

Che dire degli autori… le sensazioni sono state tante.

Alcuni di loro li ho avvicinati personalmente.

Alcuni li ho intervistati.

Con altri ho pranzato.

Ma ecco, in breve sintesi, le mie impressioni. Ve le “sparo” come tante, piccole, pillole da calare senz’acqua e senza zucchero. Così, come sono. Come le ho percepite.

Ebbene, signori, vi posso confidare che il Paolo Giordano presentatosi a Mantova è un Paolo Giordano stanco. Lo si vede lontano un miglio. Anzi, più che stanco, potremmo definirlo davvero esausto. Esausto del successo, dei flash, delle interviste, delle persone che vogliono sapere che ne pensa di ogni cosa. Sottotono, dimostra di non essere fatto per il mondo delle paillettes e dei grandi strali, propri del trionfo mediatico-letterario. Vorrebbe un po’ di silenzio intorno a sé. Non lo dice apertamente, ma lo chiede con gli occhi. La gente non se ne accorge, ma la sua domanda è insistente.

La Banda Osiris è fantastica ed esilarante come al solito. Neri Marcorè è, invece, un mito. A prescindere.

Alessandro Baricco è “arrivato”. O, perlomeno, dà l’idea di sentirsi tale. È un uomo che ha deciso di smetterla con la narrativa in senso stretto, per un approccio pseudo-intellettuale alla vita. Si domanda e si risponde. Tutto da solo. E se è contento lui…

Maurizio Matrone è stata una piacevole scoperta. Incarna a pieno le 3 “S”: Socievole, simpatico e… sbirro. Poliziotto da più di venti anni, amico di Lucarelli e Fois, si racconta in un’intervista che gentilmente mi rilascia sotto il tendone di Piazza Sordello. Da scoprire.

Daniel Pennac ha la divertente pedanteria del nonno buono.

Alda Merini tiene la scena con la sicurezza e la sfrontatezza di una diva. È incazzata con il mondo e, soprattutto, con i dottori. Dice che non la fanno scopare. Che le consigliano di soprassedere, in particolar modo dopo il recente intervento chirugico, non tanto per l’età (ha quasi 80 anni).

Pedro Lemebel è istrionico e incontenibile. Dedito all’alcool e ai bei ragazzi, colora il suo Cile con tratti veri, crudi, dove l’omosessualità non è ancora ben accetta. Il suo è il ritratto di una vita “contro”.

Joumana Haddad non è solo una poetessa libanese, ma è molto di più. Prendete il corpo di una Bond-girl, fatele parlare correntemente 7 (dico 7) lingue, dotatela di grande sensibilità e sensualità e otterrete Joumana. Mi ha confidato di voler imparare anche il russo. Incredibile.

Daniele Piccini ormai è un amico, uno di casa. Che faccia il poeta, il saggista per la Rizzoli o il critico per la rivista Poesia non ha più questa grande importanza. A pranzo, mi chiede se posso prestargli il cellulare per spedire un messaggio a Joumana, in quanto il suo ha la batteria scarica. Cambiata la SIM per ovvie ragioni, si accorge di aver memorizzato il numero della poetessa direttamente sul telefonino, rendendo tutto vano. La mia invidia sbollisce…

Bernardo Atxaga ha la poesia nel sangue, anche se a vederlo così, su due piedi, sembra più un contadino della Bassa Padana.

Elia Malagò ti scalda il cuore qundo si emoziona nel leggere Pavese, portato alla tesi di laurea nella notte dei tempi.

Tali Latowicki (direttamente da Tel Aviv) è carina, brava e dolcissima. Come poetessa le do un bel sette pieno (anche perché è del mio stesso anno di nascita). A tavola divaghiamo su come viene preparato il tiramisù. Da seguire.

Valeria Parrella è cresciuta, non solo anagraficamente. Il suo ultimo romanzo, Lo Spazio Bianco, è ben lontano dall’esordio, a mio avviso sopravvalutato, di Mosca+Balena. Dialoga con una Lella Costa (sempre in forma smagliante) con autorità e leggerezza. La maternità le ha fatto sicuramente bene. Editore e lettori ringraziano.

Carlo Lucarelli è ormai un maestro del genere. Le sue parole trasudano amore per la ricerca, per i fatti e per la sana voglia di dar vita a storie che incollino alla pagina del libro. Anche sotto il tendone di Piazza Sordello dà spettacolo, dandoci qualche dritta su come far nascere una storia noir.

Giovanni Allevi vive in un mondo a parte, un mondo parallelo alla nostra realtà. Ci racconta che deve lavarsi i capelli due giorni prima di ogni concerto per evitare che qualche ricciolo gli cada sulla tastiera del piano e lo faccia distrarre nel bel mezzo dell’esibizione. Federico Taddia (Disney Channel, Viva Radio2 e Ballarò) tira fuori dalla testa di Allevi molte altre curiosità che fanno sorridere. Platea ammaliata e divertita.

Gianrico Carofiglio duetta con Piero Dorfles a meraviglia. Ormai ex magistrato, si dedica alla politica e alla penna. Destreggiandosi tra le domande più disparate dei lettori, ci offre uno spaccato di arguta ironia e un racconto inedito tanto spassoso quanto ben scritto.

Roberto Saviano, purtroppo, non l’ho visto. I biglietti sono andati esauriti nel giro di pochi minuti. Teatro Sociale blindato per l’evento. Spettatori schedati e passati al metal detector… Mi fa specie soltanto che, fra il pubblico, ci fossero gli avvocati dei Boss e non il sottoscritto.

Capitolo a parte lo merita ancora una volta il pubblico del Festivaletteratura, a volte chiassoso, a volte scorbutico, ma sempre entusiasta ed entusiasmante.

Nota in calce, lasciatemela fare, per due belle ragazze viste durante quei giorni: una dai lineamenti ispanici incrociata all’evento di Alda Merini e una, bresciana, con cui ho scambiato fugaci opinioni letterarie, mentre aspettavo l’inizio di Lucarelli sotto il tendone di Piazza Sordello. Se vi riconoscete in queste poche righe, vi mando un simpatico abbraccio dalla mia Mantova!

Posted by Luke Fante

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2 responses

22 09 2008
andyfante

aggiungo:

Caro Luca, Joumana Haddad è una vera sorpresa per me. La sera precedente, quando ha fatto l’evento sulla sua poesia, affiancata da Nella Roveri, è stato quasi come scoprire una novella Alda Merini. Chi ha visto Alda dal vivo ha visto i suoi occhi quando si parla della poesia, ha visto quanto crede nella poesia, lo stesso è stato negli occhi di Joumana. E’ una persona innamorata della poesia. Ha una voce molto bella che si trova perfettamente con la sua poesia che è molto forte. La performance che ha fatto accompagnata dal violinista è stata come l’entrare in un limbo chiuso in una bolla di sapone, anche se i temi trattati non sono certo dolci.

Poi che dire di Paolo Villaggio, presentatosi vestito pressapoco alla maniera di un santone, che si è dilettato in lontani ricordi, divagazioni filosofiche, politiche, televisive, continuando ad elogiare la cucina mantovana. Pare abbia sottratto a qualcuno un vasetto di mostarda.

23 09 2008
saryblu

Io preferisco il Festival del Teatro, mi dona più emozioni…ma comunque, come sapete, la passione per la letteratura mi ha portato al Festival insieme al lavoro per la radio, con corse e interviste annesse (molte corse! E biciclettate!! Aiuto…) e incroci con la Confraternita a più non posso.
Ebbene, per quanto riguarda il commento…L’incontro con Baricco non mi è piaciuto: troppo autoreferenziale e “gigioneggiante” (neologismo). Niente di nuovo sul fronte contenuti. Emozionante, invece, come sempre, Alda Merini. La sua è una poesia che parte dalla vita, nutrita di distillati puri d’emozione, l’Amore è sempre al primo posto. Mi ha fatto venire un tuffo al cuore quando circondata dai giornalisti ha detto: “Questi occhi hanno visto l’inferno…”. Bellissimo anche l’incontro con Fabrizio Gatti all’Ariston: uno dei pochi esempi di autentico giornalismo rimasti in Italia. Le storie da lui raccontate (l’accompagnamento musicale era perfetto) con tanto di testimonianze fotografiche ti graffiano il cuore perché parlano di ingiustizie insopportabili troppo spesso celate. Una conferma. Molto piacevole anche l’appuntamento con Eric-Emmanuel Schmitt. Io l’ho conosciuto come autore teatrale e anche come scrittopre mi piace. Inoltre è stato simpatico, alla mano, il contrario dell’autoreferenzialità di cui parlavo prima…Scalfari e Cacciari li ho visti al volo, come altri 2 appuntamenti…mi è dispiaciuto perdere Pennac e la Winterson ma il dono dell’ubiquità lo sto solo sfiorando…sigh!

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