LA SINDROME DI SATURNO (Analisi “psico-mitologica” sulle proporzioni sempre più XL della patologia sociale del momento. Le proposte: rivoluzione o stoica resistenza per sopravvivere?)

8 09 2008

La sindrome di Saturno è la malattia di questo periodo. Diffusa, a lungo sottovalutata e ora protagonista indiscussa, non si può affermare che abbia un anniversario preciso in cui proclamare il suo esordio. Diciamo piuttosto che esiste da tempo. Si parla di una patologia che si è resa tangibile nel momento stesso in cui i suoi effetti sono dilagati e straripati nell’odierna società. Il nome ha un debito, come ben s’intuisce, con il mito greco di Kronos, alias Saturno. Lo chiameremo Saturno in onore alla nostra latinità e poi perché l’Italia rappresenta una delle zone più colpite e in cui la malattia si è propagata maggiormente. Motivo? Il contagio ha trovato un terreno molto fertile dove le scuse possono finire solo a maggese. Ma veniamo alla doverosa descrizione. Innanzitutto chi ha la sindrome di Saturno divora il tempo, lo mangia, lo congela, lo ferma perché (un perché inconscio, si crede) non vuole essere sostituito dal Nuovo, dal Prossimo, dal Figlio (rifacendoci al mito). E così il portatore della sindrome costringe una fetta di vita a bloccarsi, silurando il futuro con la coccarda costantemente rammendata e suffragata del passato. La sindrome di Saturno si manifesta principalmente attraverso il tentativo (questo il segno primario della patologia) di non permettere di essere e divenire (suvvia, per capirci non serve essere dei filosofi!) a chi si affaccia dalla balaustra della vita per immergersi tra responsabilità, impegni, autonomia, indipendenza. Il mezzo principale? Togliere possibilità. Un esempio per chi non fosse specialista del campo è dovuto, anche se ormai la maggior parte della popolazione ne è diventata fenomenologa per forza di cose. Pensiamo dunque a tutti quei casi in cui i datori di lavoro (termine da non intendersi nel senso letterale) non si degnano di pagare i nuovi giovani lavoratori costringendoli a mesi di stage che anziché fungere da anti-disoccupazione si sono dimostrati un valido “rinforzante” per la sindrome, rendendola particolarmente virulenta e resistente a qualsiasi risposta di contenimento. Mi spiego: per ora non sembrano esistere cure efficaci. Dunque, i datori di lavoro con sindrome di Saturno richiedono maggiori competenze ai giovani arrivati, più di quante non ne avessero loro. Vuoi diventare la tal figura professionale? Fai l’università, due master – parola sontuosa, pedante, unta e bisunta, elitaria al punto giusto – da cinquemila o diecimila euro l’uno (pagati dai genitori o da anni di lavoro), cinque o sei stage (tanto per raggranellare un po’ di forza lavoro gratuita che non guasta mai) e tieniti infine in tasca il bel ricordo della “lieta” giovinezza precaria. Già, perché per te non c’è posto. E la vecchia, cara, preziosa gavetta? Mai sentita nominare! Già, a meno che non vogliamo chiamare gavetta quel blob variegato da miriadi di corse tuttofare che inizia all’alba dei 30 anni, l’età in cui i “muccianiani” credono che la gente sia semplicemente impegnata a schioccare l’ultimo bacio come se il lavoro fosse soltanto un apostrofo nero tra le parole: “Che faccio?”.

Ma è doveroso a tal proposito un approfondimento finalizzato a comprendere in modo esaustivo le caratteristiche peculiari della sindrome. Le domande aiutano l’approfondimento. Perché chi richiede al Nuovo questo percorso infinito non ha compiuto nemmeno un frammento di tutto ciò? Perché il Saturno in questione parla della precarietà come di un flagello e poi è il primo a fomentarla nei luoghi di lavoro? Perché colui che sostiene di aver difeso e di difendere tuttora il rispetto e la dignità si giustifica col dire che è costretto a pagare in nero e che nella vita bisogna per forza soffrire? …Tranne lui, perché ha già dato, ovviamente. Mal comune mezzo gaudio? Non si sa. Certo è che la Sindrome si tramuta spesso e volentieri in un buco nero dei perché. Quando, infatti, il Nuovo è talmente esasperato da lanciare in aria i suoi perché come coriandoli roventi il Saturnista in questione (altro neologismo doveroso) fa spallucce e risponde: “O così o cosà!”.

I Saturnisti presentano ulteriori segni indiscutibili che è bene menzionare. Il loro tempo era e sempre sarà il migliore. Alcuni (e non così esigui) hanno persino fatto il ‘68 (a proposito: si spera in un vaccino prima della fine del quarantennale) ma quando hanno sostituito i Padri hanno incredibilmente esclamato: “Auf Wiedersehen agli ideali!”. Già perché la sindrome esplode senza avvisare e può essere preceduta da comportamenti completamente differenti da quelli successivi. Chi saltava in piazza per i diritti non si fa troppi scrupoli a pagare 200 euro mensili un giovane lavoratore che dovrebbe sentirsi soddisfatto solo per la possibilità di fare esperienza. Ma ancora. I Saturnisti se non trovi lavoro a 27-28 anni sono capaci di rivolgerti un mega sorriso esclamando con gioia trillante, manco fosse il tuo compleanno: “Ma di che cosa ti preoccupi, tu che sei giovane come l’acqua?”. Se il 28enne si rivolgesse alla stessa maniera molto probabilmente verrebbe silurato da una sventola. I Saturnisti guardano il Nuovo come se fosse un marziano se per caso quest’ultimo allude all’idea di trasformarsi, dopo anni di infinita gavetta, in un dipendente stipendiato. Per i Saturnisti, infatti, il valore del volontariato è insostituibile e quindi a meno che non diventi un lavoratore volontario non ci sono speranze. Devi dimostrare, per dio, di voler ottenere ciò a cui aspiri! E quindi niente stipendio, al massimo la metà della metà se va bene. I Saturnisti, inoltre, non concepiscono il connubio formazione e indipendenza. Pretendono che si studi fino a 40 anni ingrassando le tasche di chi insegna (attenzione, leggere le avvertenze: parliamo dei soliti amici che sfornano corsi e master propinandoli come “necessariamente necessari”) e pubblicizza specializzazioni che non fanno rima con occupazioni ma dis, mi raccomando, disoccupazioni. I Saturnisti sono degli estimatori – attaccati con la colla armena, resistentissima – dell’ancien regime. La raccomandazione diventa il filo di Arianna della loro eredità che serpeggia tra i vari cunicoli lavorativi senza mai spezzarsi. Il potere della parolina giusta al momento giusto permette, infatti, ai propri figli, o ai figli degli amici, del vicino di casa simpatico o del parente devoto di rendere un eterno grazie nei secoli dei secoli…Amen. Eh sì, perché caratteristica dei Saturnisti è la paura di scomparire, languire, morire. I Saturnisti, infatti, si credono degli Highlander. Più che tramandare valori pretendono l’eredità dei posti, divani, poltrone e poltroncine che abbiano incorporata la firma indelebile della loro zampa. Ma attenzione i Saturnisti si arrabbiano sdegnati (nuovo segno della sindrome da annotare sul taccuino) se tale comportamento è attuato da altri. I Saturnisti, infatti, non sopportano che qualcun altro abbia la meglio (tipo il figlio di un altro Saturnista) ed è allora che condannano la raccomandazione con fare disgustato. E si dimenticano del saturnismo. Incredibile questa malattia!

I Saturnisti congelano i Nuovi in un passato da cui non è possibile sfuggire. Cristallizzano le vite altrui come se fossero cubetti di minestrone destinandoli ad un tempo ingolfato, bloccato, spento. Non garantendo stipendi, assunzioni, sicurezze, aperture fanno sì che i Nuovi a 25, 30 e anche 35 anni, non diventino genitori o escano di casa creando altrettanti nuclei famigliari. No, li costringono per necessità a rimanere avvinghiati (e frustrati) al suolo parentale consentendo così ai vari mamma e papà di 55/60 anni di sentirsi più giovani (come se avessero, infatti, eterni figli adolescenti) ma anche più caricati della spesa economica che il mantenimento dei grandi-piccoli pargoli richiede di garantire. Il brutto è che in molti casi la sindrome di Saturno ha determinato nei Nuovi (chiamati i “Dalle stelle alle stalle”, nuovo gruppo rock and roll degli anni 2.000) riflessi differenti. In alcuni ha scatenato un tenace tentativo di emancipazione nonostante tutto, in altri ha come appassito la volontà facendoli adeguare al ruolo di figli appesi al cordone ombelicale. Questi Nuovi, contagiati dal Saturnismo nella sua inarrestabile mutazione, si autodefiniscono ragazzini a 30 anni, impazziscono se devono lavare una mattonella da soli o fare la spesa e rimangono a casa senza cercare di affrontare le difficoltà. Qualcuno li ha chiamati Bamboccioni cadendo nell’errore di fare di tutta l’erba un fascio. Ma ricordiamo che le nomenclature delle patologie esigono maggiore precisione. Pena una reazione più che giustificata di rabbia e incavolature.

Ma i Saurnisti hanno anche saputo sfornare – questo va dato merito – eserciti di Nuovi altamente specializzati nell’attività di libero (molto libero, si può dire: disoccupato) professionista di “scrittore di curriculum vitae” (si prevede, tra l’altro, la nascita di master specifici anche per questo) facendoli volare in lungo e in largo attraverso le regioni via e-mail, posta, fax e segnali di fumo, ahimè senza risposta. In vari casi, a dir la verità sempre più numerosi, sono planati direttamente fuori dai confini italiani posandosi sul suolo di altri Paesi, emigrando totalmente. Motivo? Anch’io devo vivere. Anch’io voglio giocare al gioco dei grandi. Svegliarmi accanto al mio compagno/a. Salutarlo/a per andare al lavoro. Avere un figlio. Pensare a domani – domani – domani. Non a un eterno ieri.

I Saturnisti sostengono inoltre che il bello non c’è più.Che le grandi cose sono solo di ieri, come i veri divi, le storie, l’arte, persino l’amore. I Saturnisti possono anche rifiutarsi di riconoscersi come nonni e pretendono di essere genitori dei loro nipoti. Già perché i Saturnisti sono invidiosi, insicuri, terrorizzati di invecchiare. Hanno paura che il loro orticello venga espugnato, che la loro orma cada nell’oblio. Vogliono il “per sempre”. Costringere a un rapporto ancillare è la loro unica soluzione.

La sindrome è largamente diffusa e non fa distinzione tra politici, professionisti, Nuovi amanti del Saturnismo, suoceri e suocere e chi più ne ha più ne metta. Purtroppo anche coloro che non sono stati colpiti direttamente dal male ne subiscono comunque gli effetti. Insicurezza, depressione, calo della fiducia le conseguenze più lampanti nei Nuovi. Esito finale: l’esilio. Già perché a questo fu condannato Saturno. E così la sindrome sembra condannare non solo i portatori ma anche i Nuovi che si slacciano da un sogno, da un’aspirazione, dall’idea del domani. Per sopravvivere i Nuovi sono diventati equilibristi del quotidiano, acrobati con le vertigini zoppicanti verso il futuro, vedovi di quel bene insostituibile che è la speranza che sembra far rima con illusione. Ma prima o poi i Saturnisti si accorgeranno del loro male (nei casi in cui la sindrome è particolarmente aggressiva si prevede che lo squarcio di consapevolezza non avverrà mai). I Saturnisti scopriranno un giorno che privare i Nuovi di un futuro significa cancellare la memoria più importante, quella che di fatto dovrebbe e deve essere quotidiana perché vitale: la memoria della speranza.

Nel frattempo non ci resta che confidare nella cura del “creare nonostante tutto”. E per ora: buona guarigione a tutti.

Sara Bellingeri

P.S. Scritto da una persona che lavora e convive e che ogni giorno incontra storie della sindrome di Saturno sui giornali, negli occhi e nei racconti di chi conosce. A queste persone appassionate, volenterose, tenaci e piene di intelligenza e sensibilità è diretta la mia dedica con la speranza (pur condita di un certo pessimismo) che si arrivi un svolta. Dedico questo scritto anche a chi sosteneva che nutriti di certi ideali e senza raccomandazioni non si campa. Ebbene, cari Saturnisti giovani o maturi che siate, tale pamphlet(dilatato) è anche per voi che non ci credevate. Con l’onesta non solo si può campare, pur con sacrifici, ma ci si dorme. Pensa un po’…

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17 responses

13 09 2008
Massimo

Lo scenario in cui ci muoviamo è desolante, le tue considerazioni vere. Il senso di precarietà che pervade noi e il nostro mondo ci ha spogliati di tutto, responsabilità, ambizioni, idee. E opportunità di riscatto.
Buffalo Bill non era ancora maggiorenne e già sparacchiava ai sudisti nelle verdi praterie americane, noi siamo ragazzi a tempo indeterminato e la soglia dell’età si è talmente dilatata che non si capisce più il momento in cui ci si possa considerare uomini. O donne. Mi viene in mente una vecchia canzone di De Andrè:

– Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi
solo i sogni che non fanno svegliare ? –
– Sì, Vostro Onore, ma li voglio più grandi. –
– C’è lì un posto, lo ha lasciato tuo padre.
Non dovrai che restare sul ponte
e guardare le altre navi passare
le più piccole dirigile al fiume
le più grandi sanno già dove andare. –
Così son diventato mio padre
ucciso in un sogno precedente
il tribunale mi ha dato fiducia
assoluzione o delitto lo stesso movente.

14 09 2008
saryblu

Ciao Massimo, grazie infinite per il frammento di De Andrè! Le sue parole – la sua Poesia – riescono sempre a cogliere la goccia significativa di quell’oceano e blob sociale-umano in cui ci troviamo immersi. Io l’ho scoperto anni fa grazie a un mio amico che canta e ogni volta mi sorprende per l’attualità dei contenuti sottolineati dal calore della sua voce.
Che aggiungere sulla sindrome? Molti glissano su questo discorso scomodo (proprio perchè ha a che fare con le comodità ingiuste della vita!) e non sono pochi quelli che a partire dai tempi della scuola hanno tentato di intraprendere il loro percorso attraverso mellifluità, furbe scorciatoie e quant’altro. Si parla inoltre di possibilità attuali quando di fatto si stanno letteralmente estinguendo, soprattutto in questa Italia che comincio a far fatica ad amare per tante ragioni. Potrei davvero scrivere un libro (enciclopedia, anzi) sull’argomento grazie ai resoconti di persone conosciute. Altroché il processo di individuazione junghiano: il panorama di sogni, iniziative e progetti si è decisamente arenato! E quello che fa più rabbia è vedere che in persone valide e oneste la speranza si prosciuga quotidianamente mentre in altre, che condiscono i loro discorsi con aggettivi pasciuti di richiami ai valori, brilla la torcia del “perfetto saturnista”.
La metafora di Saturno, invece, (che già avevo incontrato in alcuni testi di psichiatria fenomenologica ma in questo caso il dio in questione era associato al discorso sulla depressione) mi è nata di getto…e di questo devo rendere grazie soprattutto a Goya! Chi conosce il famoso dipinto sa bene cosa intendo.

16 09 2008
andyfante

sul Saturnismo preferirei non pronunciarmi…

scusate il fuori tema ragazzi, ma diamine, in due giorni abbiamo perso David Foster Wallace e Richard Wright… sigh…

17 09 2008
Massimo

Per quello che mi riguarda, considero De André il nostro Sommo Poeta, insuperato e forse insuperabile per sensibilità e capacità di esprimersi in un linguaggio colto eppure accessibile a tutti. spulciando tra i suoi versi puoi sempre trovare qualcosa che fa al caso tuo. (E non ci sono Wallace o Wright che tengano…)
Ottima analisi, comunque… ciao Sara!

18 09 2008
Occhi di gatto

Saturno è il pianeta della malinconia. Un glaciale signore che troneggia nell’universo, i cui lenti transiti danno adito a trasformazioni profonde e radicali. I segni zodiacali che sono interessati dalla sua influenza – come il mio, Virgo – dovranno affrontare un periodo di cambiamenti incessanti.
Il saturnismo che impregna la nostra società, è però ben altra cosa. Un male che corrode. Se il Novecento è il secolo dell’ “inetto” e dell'”alienazione” portata dall’era industriale, i duemila è il secolo della dispersione, soprattutto giovanile. Vedo persone che combattono contro la precarietà della vita che non sanno come comportarsi. Contraddizioni che sfociano nel disagio, nell’imcapacità a volte d’instaurare autentici rapporti con la gente. Ma la vera mancanza è quella dei valori. Come Re Mida, tutti vogliamo trasformare in oro ciò che tocchiamo. E per farlo accettiamo anche condizioni inaccettabili, che c’impediscono di avere una vita tranquilla. Il mito del successo a tutti i costi – che ci può stare come mito del successo, inteso come sogno, non come velleità – la competizione sfrenata che questa società ha imposto, perché i posti sono pochi e le persone tante, la guerra tra poveri che dovrebbero collaborare. Insomma il sistema ha creato questa situazione, un ponte sospeso su cui camminiamo.
Se si riscoprisse la poesia, se si ritrovasse l’appiglio dentro di noi, la speranza aprirebbe nuovi orizzonti per abbattere questo sistema di vecchi.
ECCO IL PROBLEMA: LA VECCHIAIA CHE RISTAGNA, SOPRATTUTTO IN QUESTO PAESE. Se si coltivasse la cultura, si aprirebbe la mente e si potrebbe dare una scossa al sistema. Ecco la chiave: LA VERA CULTURA CHE SCUOTE E SVEGLIA. CHE RINGIOVANISCE E DA’ SPAZIO AI GIOVANI.
Ecco la soluzione contro la sindrome di Saturno…

18 09 2008
andyfante

ragazzi mi stavo scordando una cosa: sapete che dove lavoro io c’è uno che lo chiamiamo SATURNINO? Non lo sapevate? Beh, ora sì. Questo a mostrare ancora quanto il Saturnismo sia diffuso.

19 09 2008
Occhi di gatto

Ma Saturnino non era anche il bassista di Jovanotti? Scusa l’incursione Sara, ma a volte 4 risate ci vogliono… E anche questa è l’ennesima diffusione di una forma nominale di Saturnismo…

19 09 2008
andyfante

verissimo Roby, ma ti assicuro che questo Saturnino è proprio Saturnista.

19 09 2008
laconfraternitadelluva

… eh, purtroppo ne conosco di Saturnisti… ma meglio glissare.
Brutta razza, gran brutta razza.

Mi è piaciuto lo sfogo, Sara.
Sei cotta a puntino per scrivere un racconto pulp… ora che l’incazzatura trasuda dalle tue parole, ci verrebbe fuori sicuramente qualcosa di interessante! 🙂

Luke

20 09 2008
Occhi di gatto

Direi di fare un’antologia pulp, visto che anch’io sono al limite… e non solo per il lavoro!!
Più vado avanti, più vedo che i giornali (quotidiani soprattutto) sono al servizio della politica… CHE SCHIFO!!! a quando la libera informazione??? E si stupiscono che all’estero siamo presi per i cosiddetti… siamo i tappetini dei politici!!

21 09 2008
saryblu

Ciao ragazzi, meglio ritrovarci ai nostri pranzi e merende che sul suolo della sindrome, argomento scomodo e propulsore di incavolature, appunto…ma riflettere insieme è sempre costruttivo e vi ringrazio di cuore per le vostre parole! Eh sì, la sindrome di Saturno dilaga a più non posso ma nessuno ammette di esserne stato contagiato. Quanta gente che giustifica o non vuole chiamare una raccomandazione con il suo nome? Quanti Saturnisti costringono a vivere i Nuovi tra cadaveri riesumati del “mai più”? E quanti Nuovi si adagiano ben contenti sull’amaca della pappa pronta? Gli ambiti lavorativi trasudano di grappoli di lobby, favoritismi, eccetera. Fare i giornalisti è stupendo ma solo se lo fai in modo autentico e garantire tale autenticità nel mondo dei Saturnisti è un’impresa quotidiana, certamente entusiasmante (perché ci credi) ma molto difficile. Devo dire che ti conforta il fatto di aver contribuito – attraverso l’informazione – a scardinare coperture, stereotipi, edulcorazioni, ottenendo al contempo riscontri positivi. Il quotidiano è anche fatto di Saturnisti che predicano bene e razzolano male, di paradossi disarmanti…e la nevrosi diventa indotta!! Tempo fa come vi avevo raccontato ho avuto il piacere di intervistare Alessandro Bergonzoni per la radio…lui mi ha ringraziato del fatto di avergli posto delle “domande pensanti”, “perché le idee e i pensieri sono una gran cosa”. Anch’io credo che il creare nonostante tutto possa salvarci e io e te Robby ne abbiamo spesso discusso…ma mi chiedo anche: quando un pensiero è talmente avvitato su se stesso e costretto a focalizzarsi solo sulla sopravvivenza a causa della precarietà (parlo di giovani e adulti indistintamente) resta ancora uno spazio genuino per creare veramente, per far librare i pensieri, per vivere emancipandosi dal già dato e già detto? Forse sono molto pessimista ma parlando con alcune persone sembra sia diventato impossibile. E questa è la conseguenza più orrenda del Saturnismo. Non sperare più. Non avere più la capacità e il tempo per farlo.
Per Luca: in effetti ho qualche idea che sto portando avanti sulla Sindrome….ma ovviamente l’antologia pulp è più che votata, anzi la sostengo…e forse ho già in mente il titolo 😉
Un abbraccio a tutti.
Sara

22 09 2008
Occhi di gatto

E’ questo il problema, Sara… quando tutto viene ridotto alla sussistenza, il pensiero regredisce al limite dell’animalità. E’ l’istinto che arriva a prevalere, poiché si obbedisce alla necessità della sopravvivenza. Ed è a questo punto che scattano i meccanismi a noi ben noti: “guerra tra poveri”, concorrenza spietata, arrivismo. A volte mi fermo a riflettere su questi aspetti dela questione, e mi chiedo se alla base non ci sia una sorta “progetto calato dall’alto”, una strategia per impedire alle teste pensanti di esprimersi; anzi una strategia per “distrarre” le teste dal pensiero, obbligandolo a fare i conti con gli aspetti più “materiali” della vita. Alla luce di ciò, ritengo di far parte ormai di un’opera scritta da che, dall’alto, ha creato questa situazione: Fahrenheit 2008…(da parte, il pensiero è ben conservato in un angolo della mia mente… precarietà o non precarietà)

23 09 2008
saryblu

Carissima Roberta, è vero. Il paesaggio sociale e umano non è solo desolante ma anche inquietante. A proposito di quello che dici mi viene in mente una frase di Novalis: “La vita non dev’essere un romanzo impostoci ma un romanzo fatto da noi”. Diventa, infatti, insopportabile chi fa ancora passare per credibile il detto di sapore americano: “Se vuoi una cosa corri a prenderla”. I Sogni non giustificano strade meschine e disoneste (per chi leggesse in un certo modo la frase). Inoltre non ci si rende conto che è stato fatto di tutto per togliere ai passi la possibilità autentica di correre e camminare? È stato eliminato il terreno stesso da cui partire. Precarietà, mobbing, contratti che pesano sulla testa e il cuore come spade di Damocle, ingiustizia: è questo il lavoro che nobilita? Il canale di indipendenza? I custodi più coraggiosi di Sogni sono proprio coloro che li traghettano giorno per giorno nonostante le difficoltà della vita. Conoscere persone di questo tipo rinsalda la speranza, ti fa tirare un sospiro di sollievo al di là dei meccanismi di controllo e depauperamento che ci sono in giro. Per i Saturnisti invece mi viene in mente un’altra frase, questa volta di Strindberg (a proposito di “creare nonostante tutto”) molto azzeccata: “Sta’ attento bastardo, ci incontreremo nel mio prossimo dramma!”… 🙂

24 09 2008
andyfante

aaaah, cattivella la nostra Sara con i Saturnisti…
brava brava, così ti voglio.

26 09 2008
Occhi di gatto

A proposito di Saturnisti e di personaggi che ribadiscono che “il lavoro nobilita l’uomo”… un amico, che s’infarcisce la bocca di questa retorica, è stato fermato dalla polizia stradale privo della cintura. Alla domanda: “Ma perché non ha la cintura?” Lui ha risposto: “Perché, avendo preso stamane il caffelatte, sono gonfio e la cintura mi da fastidio”. La polizia ha soprasseduto, per evitare forse di chiamare la neuro, tuttavia, ecco un esempio di furbizia (???) made in Italy…

26 09 2008
andyfante

uhmm…
se io fossi stato quel poliziotto, l’amico l’avrei fatto scendere e portatolo nel bar più vicino gli avrei fatto bere altri 3-4 caffelatte. Almeno avrebbe avuto da pensare per tutta la notte… magari seduto sul water…

1 11 2008
Andrea Garbin

dilaga il Saturnismo,
Odeon TV concede una trasmissione a Licio Gelli, il quale ci insegnerà e raccontera la storia del nostro paese!
La prima puntata parla del fascismo… ospiti in studio Andreotti e Dell’Utri…
Evvai. Viva l’Italia!!!

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