…dei diritti umani (in risposta a Zhang Yimou)

23 08 2008

Ricordate il film Lanterne rosse? La sua trama, il suo significato? Ripensate alle tre mogli di Chen che si ritrovano in quel turbine di gelosie, di continua lotta tra loro, in quelle mura domestiche che viste dall’esterno sembrano dorate, ma che in realtà cingono un ambiente ricco di odio, di trame omicide, di ossessioni, di malumori e di gelosie. Quel film, tratto dal romanzo Mogli e concubine di Su Tong e pubblicato in Italia da Feltrinelli, mostra quali possano essere le reazioni e i comportamenti di un essere umano se prigioniero di un sistema. Ci fa vedere che un qualsiasi sistema può affascinarci, può mostrarsi splendente al mondo intero e di conseguenza apparire bello all’occhio umano, ma l’occhio umano, si sa, vede solo in superficie, e quando scopriamo che i meccanismi interni, quelli che tengono in piedi il sistema, sono brutali, ci viene difficile vedere ancora una forma di bellezza in quel sistema che sotto quella sua bellissima maschera nasconde del marcio. Tutto questo il regista Zhang Yimou ce l’ho ha mostrato con grande maestria conquistando numerosi premi tra cui il prestigioso David di Donatello e il Leone d’argento a Venezia. Tuttavia Zhang ha dimostrato sin da quel film di essere figlio del regime cinese. Basta pensare che nel libro le lanterne rosse non esistono e che sono state aggiunte solo nel film e che possono essere viste proprio come il simbolo del potere e della sua perversione.

Ora ricordate il film Hero? La trama ci dice che la Cina è divisa in 7 regni in continua lotta tra loro. Ci mostra un guerriero sconosciuto che attua un complicato intreccio per uccidere Qin, l’unico re in grado di unificare l’impero, per mezzo di metodi ed intrighi che poco fanno conto di quanto possa valere una vita umana. Ed è infatti per questi motivi che nel 2002 molti critici hanno accusato il film di promuovere il totalitarismo della politica cinese facendo intendere che l’unità del paese sia di gran lunga più importante della libertà e dei diritti umani. Al tempo Zhang ha negato che quello sia il messaggio che voleva dare. E’ anche vero però che Hero è uno dei rari casi in cui il governo cinese sia intervenuto sponsorizzando la pellicola.

Più recentemente, nel suo ultimo film, La foresta dei pugnali volanti, Zangh si limita invece ad esaltare i personaggi andando a completare il lavoro fatto col precedente Hero. Sembra quasi che con questo film abbia voluto assumere una posizione neutrale e rivalutare quel lato umano che in Hero aveva messo in secondo piano. Ebbene dopo aver visto questi film e dopo aver visto la cerimonia di apertura dei giochi olimpici, da lui stesso diretta, non mi pare ci sia da stupirsi delle sue ultime affermazioni. Zhang ha dichiarato che “i diritti umani rendono l’occidente inefficiente e non gli consentono di raggiungere gli elevati standard organizzativi e artistici di cui sono capaci i cinesi” ha continuato dicendo che “le uniformità dei cinesi producono bellezza” ha rimarcato la dose affermando che “solo con il senso dell’ordine, con l’ubbidienza, la bellezza delle masse e il loro movimento armonico si possono realizzare elevate interpretazioni artistiche” e ha ricordato che “è grazie alla nostra cultura che noi cinesi riusciamo in una sola settimana a realizzare ciò che gli europei fanno in un mese”.

Vorrei tanto, caro Zhang, che ti rendessi conto di quanto la tua arte e le tue parole si contraddicano, ma non è necessario discutere della tua bravura come regista, perché Zhang, sei veramente bravo, probabilmente il migliore in Cina. Il problema, credo, è che tu forse non sai, non conosci a fondo, in maniera profonda il vero significato della parola arte. Ti contraddici quando dici che è necessaria la bellezza delle masse, perché se le masse fossero composte solo da individui che esprimono bellezza, il risultato sarebbe uno standard, e la bellezza non può essere uno standard, la bellezza è una variazione, è qualcosa che esce, anche se di poco, da uno schema costruito a tavolino. Caro Zhang, ti sbagli quando dici che i diritti umani frenano l’occidente, perché il loro rispetto può anche rallentare la realizzazione di alcuni progetti, forse l’Europa è più burocratica e attenta all’individuo umano, ma questo non è affatto un freno, né all’arte né alla civiltà. Il nostro rispetto dei diritti umani viene da una lunga storia, dalla nostra esperienza storico-culturale, e il non rispetto dei diritti umani non può certo essere quella cosa in più che permette di realizzare qualcosa di artisticamente più alto. Le tue parole non fanno che dimostrare quanto la Cina sia ancora distante dall’Europa e dall’occidente, mettono in vista il disprezzo del regime cinese nei confronti della libertà, della democrazia e dei diritti delle persone.

Caro Zhang, quando ho visto la cerimonia di apertura da te diretta, sono rimasto stupito per alcune immagini veramente belle, ma la bellezza vera non è solo qualcosa che vedi con gli occhi e morta lì. Hai fatto l’esempio della scena in cui centinaia di figuranti hanno coperto il suolo dello stadio rappresentando un’enorme tastiera con i simboli cinesi a muoversi su e giù come tasti pigiati. Queste le tue parole “gli esecutori obbediscono e sono in grado di farlo come un computer, è questo lo spirito cinese”. Hai ragione, questo è lo spirito cinese: quello di un computer, di una macchina, non umano, non delle individualità, non del lavoro di squadra, non della passione, ma lo spirito di chi viene sottomesso per volere del sistema. La tua bellissima cerimonia di apertura non è altro che una maschera d’ipocrisia a cui non hanno partecipato delle vere e proprie comparse, insomma diciamo le cose come stanno, molte di quelle persone, come dici tu, conosco la disciplina e l’obbedienza, è certo, sono corpi dell’esercito! E poi, na piccola bambina messa lì solo per il suo aspetto fotogenico che muove le labbra al canto di una voce che non è la sua, ma di un’altra bambina (una certa Yang Pevi, di 7 anni) in un paese dove i bambini vengono sfruttati, è forse questo l’elevato standard artistico? Una danzatrice che cade e si rompe una costola perché stremata, è forse questo? Fasulli fuochi d’artificio inseriti nella diretta grazie all’ausilio dei computer, è forse questa l’arte che intendi? E che dire delle facciate degli edifici di alcuni quartieri nei dintorni della città olimpica, edifici rimessi a nuovo, peccato che si tratti solo di facciate di legno, anche questo è l’elevato standard cinese? Ma soprattutto che dire della scenografia, della totale assenza di alcuni importanti periodi storici, ma del continuo tentativo di voler mostrare la grandezza cinese. Arte? O forse propaganda? Vorrei che non ti dimenticassi poi di tutte quelle persone che per prudenza sono state lasciate dal “regime” senza corrente elettrica. Sarebbe stato troppo buffo vedere la Cina sbeffeggiata da un blackout proprio durante l’apertura dei giochi. Anche questo si fa per l’arte? Anche la repressione in Tibet si fa per l’arte, per mantenere l’elevato standard cinese?

Carissimo Zhang, ti sei lamentato perché non hai ancora avuto la possibilità di realizzare qualcosa in Europa, usando come scusante la presenza di troppe rigide norme di lavoro e dei sindacati, e ribadendo che quei diritti umani non sono altro che un intralcio, un ostacolo alla realizzazione di qualcosa di eccezionale. Dimentichi forse che il tempo dei Faraoni è oramai estinto. Tutte le tue affermazioni dimostrano che come sempre accade l’arte è un dono che spesso ci si ritrova tra le mani e che il più delle volte non ci meritiamo. Il tuo più grande errore è stato forse quello di realizzare una cerimonia ideologicamente come se fosse un film, una finzione, e l’arte non è finzione. L’arte appartiene al reale.

Hai detto che “l’Europa non ha capito nulla” che “si ostina a pensare che i diritti delle persone siano più importanti dello scopo”. Ebbene ricordi quelle lanterne rosse? Non c’erano nel libro. Sono state aggiunte come abbellimento estetico per il film. Ma proprio quelle lanterne tornano a rivivere nello stadio a Nido d’uccello: il vero scopo dello spirito cinese di queste olimpiadi, far vedere la vostra grandezza. Quello stadio è un’enorme lanterna rossa destinata a mettere in luce tutte le controversie del potere, un potere messo ancora più in luce quando, alla fine, la bandiera della Repubblica Popolare Cinese è stata portata da alcuni soldati sotto il pennone violando uno dei punti fondamentali del regolamento olimpico, che impedisce ad ogni bandiera, esclusa quella olimpica, di essere portata all’interno dello stadio. Caro Zhang, l’arte è qualcosa che proviene dall’uomo e nel momento in cui violi i suoi diritti di uomo inculcandogli, come dici tu, lo spirito del computer, il risultato non è più arte, non è più bellezza. E’ solo una maschera!

posted by Andrea Garbin

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3 responses

25 08 2008
kukulkan

Ci vorrebbero più blog come questi e meno sull’ Iphone. Grazie….

2 09 2008
Occhi di gatto

Approvo in pieno quanto affermato da Andrea. Alla base di ogni rivoluzione culturale c’è sempre un’apertura verso l’individuo, visto come essere capace di esprimere se stesso liberamente. Ed è proprio la libertà la chiave della sincerità artistica. Ora il formalismo manierato è sempre stato alla base dell’arte orientale. La forma vista come perfezione, ma anche come artificio, come qualcosa che si avvicina al concetto d’insincerità.
Basti pensare alla rivoluzione che ha portato l’Illuminismo: l’uomo libero da qualsiasi forma di schiavitù (vedi Diderot e Voltaire) capace di esercitare il libero pensiero, è il simbolo di quest’epoca. Un uomo finalmente svincolato dalle catene dell’ignoranza, cui vengono riconosciuti diritti negati, grazie al quale può esprimersi totalmente.
La libertà: è questa la chiave dell’arte, che diventa anche cuore, espressione di sentimenti, a volte nell’imperfezione della forma.

12 11 2008
Arsomnia

Sono assolutamente d’accordo… tutto: riga per riga… e aggiungo che spero fortemente che la libertà d’espressione permanga, così come la libertà dell’individuo, il riconoscimento dei diritti umani (in troppe parti del mondo questo non avviene).. ed è vero, l’arte vera è un qualcosa che non si può certo omologare! ma è un sovrappiù che l’individuo esprime, un colpo di genio, una visione prospettica diversa e chi ne viene a contatto sperimenta l’estasi (nel migliore dei casi) o comunque riceve una “illuminazione”..
Ciao 🙂

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