Holden Caulfield e il moto perpetuo

20 01 2008

“Il giovane Holden”… quanto ho amato quel libro, nemmeno lo immagini! La prima volta che mi è capitato tra le mani sono stato a lungo a rimirarmelo perplesso: chi l’aveva mai vista una copertina bianca, con tanto di riquadro e bianco pure quello?

Allora passavo un sacco di tempo tra le pagine di Caldwell, Fitzgerald, Kerouac… abituato com’ero a storie di perdenti e fuggitivi, di sbevazzate e malinconie, Holden mi spiazzò davvero. La sua è una di quelle storie che sembra scritta apposta per tutti quei soggetti che non sai mai dove schiaffare, che sono ribelli senza esserlo, quelli che non si preoccupano di mettersi in testa un cappello da cacciatore se questo li fa sentir bene, che possiedono una bella valigia pur consapevoli delle implicazioni e conseguenze che ciò comporterà nella loro vita sociale.

Un libro divertente e profondo, che ti parla come farebbe un amico. L’ho letto e riletto, e non contento me lo son pure messo nello zaino e di strada insieme ne abbiam fatta un sacco. Poi, dopo un pò di anni l’ho salutato e non l’ho visto più.
Sai, all’epoca c’era questa ragazza, ed era proprio carina. Ci scambiammo i numeri e la sera mi teneva ore al telefono, quando attaccava a parlare non la piantava più… e se c’è una cosa che odio è il telefono.
L’ho anche vista, naturalmente. L’andavo a prendere in macchina e poi guidavo sino a quand’era ora di riportarla a casa: non ho mai capito cos’è che le zampettava nella testa bacata che si ritrovava, ma la macchina doveva essere in costante movimento. Era fatta così. Bè, una mattina l’ho incrociata per caso, io avevo con me “Il giovane Holden” e senza pensarci su due volte gliel’ho dato e li ho salutati entrambi. Il perché non saprei dirlo, che da allora non li ho mai più né visti né sentiti.

Dopo neanche un’oretta ero sprofondato nello sconforto più totale… mi sentivo come Linus senza la sua stupida coperta, così mi son diretto verso un giardinetto e ho impazientemente atteso che riaprissero le librerie per prenderne un’altra copia.
Da quel giorno ne ho comprate un sacco di altre… perché periodicamente lo regalo e poi mi manca e lo ricompro.

Ogni tanto però non posso fare a meno di ripensare alla mia prima copia e a tutte le cose da matti che abbiamo fatto insieme. Mi sento un po’ in colpa per averla abbandonata a quel modo, ma spero che ora riposi in una bella e calda libreria, con qualcuno che ogni tanto la spolvera e la sfoglia piano. Se lo meriterebbe, perché già allora lei di strada ne aveva fatta tanta.

[Massimo]

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