Alda

2 11 2009

Copia di Alda Merini 2Alda amava i gioielli. Non quelli di valore, costosi e preziosi, che spesso sono ambiti dalle donne. Lei amava quelli molto colorati, vivaci, magari di plastica, che l’adornavano come una sorta di regina pagana, regina di quella simbolica Terra santa fatta di disperati e perduti  della quale tante volte aveva cantato e alla quale sentiva di appartenere. E amava il rossetto rosso, inno d’una femminilità forse più volte maledetta, ma irrimediabilmente viva e carnale. Davvero una vita incredibile, la sua.

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.

(da “La Terra Santa” 1983)

Era strano saperlo e poi trovarsela davanti, con quegli occhi sognanti e quell’eloquio in apparenza vaneggiante, quasi poesie strappate dalle sue pagine sanguinanti, eppure assolutamente ragionevole, padrona d’una chiarezza strana che regalava ad ogni frase aforismi e perle di saggezza.

L’abbiamo vista tutti insieme, noi della Confraternita.

Nemmeno ci conoscevamo tutti, ma eravamo accorsi a quella splendida serata suzzarese voluta nella sede del Premio Suzzara dal filantropo Walter Delcomune, ormai qualche anno fa.

Quella sera, il verbo poetico di Alda fu accompagnato dalle note di Giovanni Nuti, straordinario artista che ha musicato le sue opere. Alda, quando andai timorosamente a presentarmi, mi disse che Nuti le ricordava suo marito, lo stesso che l’aveva così spesso tradita, lo stesso per cui provò il folle amore che la condusse più volte nel reparto psichiatrico dell’ospedale San Paolo di Milano.

Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.

(Da “Clinica dell’abbandono”)

Un uomo presente nel suo cuore, un uomo che dopo decenni ancora ispirava le sue liriche appassionate. Era affamata d’amore, Alda: questo, forse, è stato il suo peccato. Lo stesso che ha seminato e coltivato il suo genio forse involontario, ma proprio per questo in grado di commuovere ed incantare.

L’arte non vale nulla, diceva lei. Cos’è, in confronto all’amore, ai soldi, ad un figlio?

IO sono folle, folle, folle d’amore per te .
io gemo di tenerezza perchè sono folle, folle, folle
perchè ti ho perduto .
Stamane il mattino era così caldo
che a me dettava quasi confusione
ma io era malata di tormento,ero malata di tua perdizione.

Come sempre avevi ragione, cara Alda. Ma noi siamo comunque felici di poterti leggere. Ora e ancora. Ciao……

La pistola

che ho puntato alla tempia

si chiama poesia.

(da Aforismi e Magie)

Emily Pigozzi

(Poesie di Alda Merini – in foto: Alda a Suzzara)





Presentazione 25 Ottobre, Libreria Papavero Giallo, Cavezzo (MO)

20 10 2009

locandina il rumore degli occhi_nera





Il mondo di Alceo

10 10 2009

Poltronieri2

 

Sguardi sognanti. Mani tese, nervose, delicate. Nuvole in crescendo. Colori. E’ questo il volto che Alceo Poltronieri scelse di mostrare al mondo: nei suoi quadri, tutto il suo universo onirico, tutto ciò che -forse- non voleva confessare. Nè confessarsi. Quadri dallo stile  riconoscibile, che i critici non sono riusciti a incanalare in una sola corrente pittorica: è stato definito per comodità un naif, Alceo, ma il suo mondo è assai più raffinato, vasto e personale. Come la sua poesia, rimasta nascosta nei suoi cassetti confusi e ora fatta riemergere per mano dei suoi amici di sempre: quelli del Teatro Minimo di Mantova.

In testa Bruno Garilli, suo mentore e amico di una vita intera, custode di gran parte delle sue opere: per voce del suo gruppo, sabato 10, giovedì 15 e sabato 17 alle ore 21.15, e domenica 11 e domenica 18 ottobre alle 16.30, presso il teatrino di via Gradaro a Mantova si svelerà un’altra parte  non meno straordinaria del genio artistico di Poltronieri: appunto,la poesia.

Svariati componimenti scritti a cavallo degli anni ‘50 e ‘60 eppure travolgenti per la loro modernità e la forza emozionale di un linguaggio assolutamente unico: la visione del dolore, della follia, della passione, del sesso in un crescendo di liriche scandite da più voci, e accompagnate dalla musica d’organo composta dallo stesso Alceo: un altro talento del pittore mantovano, assolutamente sorprendente se si pensa al fatto che Alceo non conosceva la musica e componeva a orecchio incidendo in estemporanea su nastro. Proprio per il teatro Minimo, in particolare per “Amico sciacallo” di Bordon, spettacolo portato in scena dal gruppo negli anni ‘80, Poltronieri creò musiche intense e struggenti,  che oggi si rivelano perfette per accompagnare i suoi scritti.

La serata vuole essere un omaggio all’artista, scomparso nel 1995, e alla poliedria del suo talento: un’ occasione per gli amanti di varie forme d’arte di poter conoscere un personaggio strordinario e il suo vasto, immenso mondo.

(Emily Pigozzi)

Divagazioni

I misteri tecnici

oppure le scissioni di concetto

sono frammenti di morte.

Il fotografo,

le rose,

la fornicazione nelle cosce,

sono acquisti particolari e frammenti

di questa morte.

Tutto. Tutto viene appeso a fili:

gli occhi, gli angeli canterini, le catene di bicicletta.

Perchè sono frammenti di questa morte.

Anima chimica.

Anima puramente chimica.

(Alceo Poltronieri)

www.teatrominimodimantova.it





l’ODIN TEATRET di Eugenio Barba a Montichiari (BS)

9 09 2009

Sabato 12 settembre alle ore 21:00 al Garda Forum BCC del Garda di Montichiari (BS) grande evento di teatro con la più importante e prestigiosa compagnia-scuola di teatro a livello internazionale: l’ODIN TEATRET dalla Danimarca. L’attrice, regista e docente Julia Varley dell’Odin Teatret si esibirà nello spettacolo “IL CASTELLO DI HOLSTEBRO II”.

Nello spettacolo “Il Castello di Holstebro II” è il mondo che diventa sogno ed è il sogno che diventa mondo. Al suo interno una giovane donna e il suo eterno accompagnatore allaciano un dialogo che si svolge nello stesso modo in cui il pensiero si avventura nella logica contraddittoria dell’esperienza.

Come una farfalla dal bruco, una donna vestita di bianco nasce dal suo ironico ammiratore, diventa il suo ammiratore, parla con lui e si ripresenta come lui. Lui è sicuro, cinico, vivace; lei vive nell’acqua fra fiori e illusioni. Lui è magico e vitale, cambia drasticamente dimensioni, s’interessa agli spettatori, è curioso. Lei potrebbe vivere in un mondo di chimere, dove l’amore sorride di pura fantasia.

Lo spettacolo s’inoltra in un paesaggio mentale popolato dal Tempo, dai suoi cambi e le sue ripetizioni. Si perde in un labirinto di personaggi e situazioni alla ricerca di ricordi perduti.

L’ODIN TEATRET è stato fondato dall’italiano Eugenio Barba nel 1964, uno dei più grandi allievi di Jerzy Grotowski, grande Maestro del teatro del ‘900; l’Unesco ha proclamato l’anno 2009 “l’anno Grotowski”. Oggi Eugenio Barba è professore onorario in Università di tutto il mondo e gli attori dell’ODIN TEATRET, scelti da Barba perché esclusi dalle Accademie tradizionali, sono chiamati continuamente a svolgere seminari, spettacoli e conferenze in ogni parte del mondo.

L’organizzazione dell’evento è merito dell’Associazione Culturale “I Saggi e i Folli” che prosegue in questo modo la collaborazione con compagnie e scuole di alto livello già avviata con il Living Theatre di New York a maggio 2009. L’obbiettivo che si pone l’Associazione “I Saggi e i Folli” può essere così sintetizzato: “e alla fine scommetto che siamo tutti d’accordo su ciò che tutti desideriamo: un teatro che è semplice senza essere semplicistico, critico ma non disumano, che avanza come un fiume delle Ande i cui soli limiti sono quelli che lui stesso si pone.”
(Pablo Neruda)

Questo spettacolo conclude la collaborazione tra l’Associazione Culturale “I Saggi e i Folli” e l’ODIN TEATRET che dal 10 al 12 settembre ha dato vita al Garda Forum a: il seminario “L’eco del silenzio”, i due spettacoli-dimostrazioni “Il fratello morto” (10 settembre) e “L’eco del silenzio” (11 settembre) e lo spettacolo finale “Il Castello di Holstebro II”.

Tutte le info e prenotazioni: www.isaggieifolli.itinfo@isaggieifolli.it – 3334696961.





ESTATE CANAGLIA

13 08 2009
Estate piena di proposte di legge fantasmatiche, fantasmagoriche… a volte solo fanatiche.
Quelle della Lega sono volte, perlopiù, all’attacco demagogico dell’unità nazionale, al ritorno a un secessionismo simbolico, in mancanza di uno storico, alla rimarcazione di un federalismo culturale che vuole soltanto mascherare il possibile fallimento di quello fiscale.
Quelle dell’estrema destra vanno all’opposto, con un lessico nazionalista da far paura.
Alcune facili conclusioni.
É chiaro che il centro(di)destra è diviso quanto e di più del centro(non)sinistra, ma nessuno ci vuol credere.
Le polemiche estive, vedi alla voce Lega, sono totalmente fittizie, ma tutti ci credono.
Le radici cristiane d’Italia (come d’Europa) valgono bene una messa, ma non una proposta costituzionale.
A riprova di questo, un fatto culturale di dimensioni millenarie viene ridotto a una proposta di legge di neanche dieci righe, vedi immagine.
La spoporzione è notevole. Sarà che cultura e (imposizione per) legge non vanno d’accordo?
L’unica risposta democratica a questa estate canaglia è credere a questa domanda, credo.

(Lorenzo Mari)





Emily e Sara alla “Fortezza delle donne”

21 07 2009

Una rassegna tra arte musica e spettacolo, tutti al femminile, che avrà come ospiti, domenica 26 luglio, ore 21, al Castello dei Pico di Mirandola, Sara Bellingeri ed Emily Pigozzi, il lato rosa della Confraternita dell’Uva.
Emily presenterà la raccolta poesia ”Amore e oro”, Sara l’antologia di racconti “Le nicchie blu” e un’opera fresca fresca di pubblicazione: “Luci d’ombra”.
Sarà Roberta De Tomi a introdurle, anche se la parola andrà alla poesia, sia in versi che in prosa delle due giovani autrici. Sarà infatti la magia della loro scrittura la vera protagonista della serata. Momenti di evocazione, di vita, di cuore e di sentimenti, tanto più veri, perché tanto più vissuti.
Di seguito, ecco il programma della rassegna che inaugura questa sera.

La fortezza delle Donne

LA FORTE ZZA DELLE DONNE, CASTELLO DEI PICO, MIRANDOLA - 21-26 LUGLIO

Il Programma

Martedì 21 luglio  

Ore 19.30Prigioni del Castello dei Pico
Inaugurazione della mostra “Evoluzioni – viaggio metamorfico nel giardino dei ricordi”.
Espongono:

Alessia Baraldi

Chiara Agosti
Emanuela Fontana
Monica Bolognese

 Segue – Ore 21.30
3 donne in barca (e la quarta che non vuole salire…)- a cura del gruppo teatrale “Il Tentativo”

Mercoledì 22 luglio
Ore 21.30

La Donna e il Tango feat. Marco Lo Russo – Serata a cura del Bajotango

Giovedì 23 luglio -  ore 21.30
Pizzica e Taranta:
schegge di vita raccontate in musica con Compagnia della Vocata e gruppo di danza Le Tarantolate

Venerdì 24 luglio - ore 21.30
Frida Hyvonen live

Sabato 25 luglio – ore 21.30
Client live  (Uk)

Domenica 26 luglio – ore 21.00
Serata letteraria – Il lato rosa della Confraternita dell’Uva. 
Sara Bellingeri presenta  “Luci d’ombra” e  “Le nicchie blu
Emily Pigozzi presenta “Amore e oro”.

 Segue – ore 22
Esibizione del coro Mousikè.

Organizza: Circolo Culturale ”Aquaragia” con la collaborazione del Comune di Mirandola e della Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola.

Media partner: Radio Pico





14 07 2009





fate cultura

23 06 2009

ci sono tante piccole cose che chiunque di noi e di voi potrebbe fare per migliorare la situazione culturale del nostro paese, cose che tutti siamo in grado di fare, cose che permetterebbero a chiunque di “fare cultura” o “contro-cultura”

lo so, sarebbe impossibile boicottare Einaudi, anche perchè pubblica tanti titoli indispensabili, basterebbe invece andare a leggere il “Quaderno” del Premio Nobel José Saramago, lo potete fare proprio QUI su questo link

Saramago, che mai come ora mi sarebbe piaciuto che potessimo ascoltare al Festivaletteratura, come Jack Hirschman – che, cosa che purtroppo pochi hanno saputo, a Mantova c’è stato recentemente, o Beppe Costa, entrambi, questi ultimi, autori che andrebbero ascoltati

oppure potreste semplicemente procurarvi e leggere “Il Duca di Mantova” di Franco Cordelli, edito da Rizzoli, quadro d’epoca che racconta l’Italia al tempo di Berlusconi, e se volete sapere qualcosa di più su Cordelli, leggete QUESTA intervista di Claudio Sabelli Fioretti

se ancora non vi basta vi consiglio un altro libro, “Il corpo del capo” di Marco Belpoliti, edito da Guanda, considerato un’interessante metafora vivente della nostra stessa idea di corpo, della sua durata nel tempo, del suo valore e del suo sfruttamento economico

poi continuerei offrendovi una lettura di poesia, con gli “Ultimi versi” di Giovanni Raboni, pubblicati da Garzanti, con una splendida prefazione di Patrizia Valduga

infine, per i più acuti osservatori, inviterei la lettura, o ri-lettura, di 1984 di Eric Arthur Blair, in arte George Orwell, che letto ai nostri giorni può divenire anche un’interessante analisi e confronto tra la retorica stalinista e quella dei nostri politici, con risultati direi sorprendenti

se invece non vi va di leggere, beh, andate a vedervi uno spettacolo del Living Theatre

(Andrea Garbin)





2gether 4ever: un saggio per i ragazzi dell’Artscool

5 06 2009

No, non è un errore: si chiama Artscool, ovvero, “Scuola delle arti più cool”. Il nome evoca una moda, qualcosa che si lega al più mero esempio di spettacolo. In realtà, proviamo a pensare a un piccolo paese di provincia, dove la vita scorre piatta. Pensiamo ai ragazzini annoiati, che si perdono nei ring-tone dei cellulari. E ora, pensiamo a una scuola dove possono apprendere l’arte dello stare “on stage”. Cantando, recitando, ballando, liberano energie, incanalate in attività positive. Qualche richiamo ad “Amici” della De Filippi? A “X-Factor”? A… No, basta così. Parliamo di questi ragazzi e bambini, che sabato 30 maggio sono andati in scena, ricordando un po’ gli allievi di “Fame”. Con tanta passione hanno portato in scena, monologhi (da Machbeth alla Litizzetto), balletti (Dirty dancing, con tanto di figura “dell’angelo”), cantanti in erba,  e un piccolo musical, interpretato dalle più piccole. Il soggetto s’ispira all’america dreams: cinque adolescenti, per evitare la sospensione a seguito di una lite “per amore”, avvenuta tra le mura scolastiche, devono mettere in scena un musical, facendo da registi a 14 scatenate bambine. Tra queste, c’è Nicky, snobbata da tutti per la sua timidezza, ma che grazie a una voce incredibile, riesce ad ottenere la parte della protagonista. Il musical è un inno al coraggio di essere se stessi, sicuramente molto semplice, strutturalmente commerciale e privo di intenti intellettualistici… ma vedere le ragazzine in azione sul palcoscenico, ha emozionato l’autrice. Ho scritto questo breve musical, con passione, e la cosa più bella è stata vedere il sorriso delle piccole. Spero di ripetere l’esperienza, migliorando ancora…

Roberta DeTomi





VOLEVO CHE VOI LO SAPESTE

26 04 2009

In linea con l’organizzazione degli incontri di poesia del Galeter, aventi il solo scopo di diffondere e far conoscere la poesia contemporanea tramite reading e performance che vedono proptagonisti gli stessi autori, sono lieto di invitarvi a una imperdibile serata di poesia, che si svolgerà nel centro di Mantova. Perchè proprio Mantova? Primo, perchè la confraternita dell’uva è nata a Mantova. Secondo, perchè a Mantova c’è il Festivaletteratura, e io, da assiduo frequentatore della manifestazione e da appassionato di poesia, ho sempre sperato di vedere alcuni grandi poeti contemporanei, ma, come normale che sia, è impossibile accontentare tutti, soprattutto quella fetta di pubblico che cerca l’introvabile. E così mi sembrava uno sgarro, una grossa perdita, forse una lacuna, un buco nero nella cultura, non avere in città quello che molti definiscono il più grande poeta vivente. Per questo, se amate la poesia, se siete un gruppo di poeti, o se siete semplici lettori curiosi, se conoscete i poeti presenti o anche se non li conoscete, se credete che la nostra situazione culturale navighi in cattive acque, se abitate in centro a Mantova a due passi dal Caffè Modì, se avete amato le forti parole di verità di Pasolini, o i Cantos di Ezra Pound, o William Carlos William, Charles Olson, Tomas McGrath, o se avete seguito la Beat Generation, beh, potrete trovare tutto ciò ascoltando e magari scambiando quattro chiacchiere con Jack Hirschman. E se poi amate la poesia russa, o vi incuriosisce, vale il medesimo discorso per Alexandra Petrova. Qui sotto vi lascio dunque un testo che ho scelto per ognuno dei cinque poeti partecipanti al reading.

Sapetedichiparlo (da “Volevo che voi lo sapeste” – Jack Hirschman – Multimedia ed.)

Quanti figli e figlie
di tutte le centinaia di uomini e donne del Congresso
stanno combattendo in Irak? Due.

Bene, si tratta di un esercito di volontari
e gli uomini e le donne del Congresso, malgrado i loro
impegni e i loro investimenti privati,
sono per la maggior parte milionari. Sapetedichiparlo.

I loro figli non hanno bisogno
di un lavaggio militare perché sporcati
da calunnie razziste, crivellati dalla paura della galera,
perseguitati dalla povertà, come il 20 per cento
degli Afro-Americani nelle forze armate
(gli Afro-Americani rappresentano solo
il 12 per cento della popolazione),
o come la forte percentuale di Latini
e bianchi poveri, che prendono ordini,
lavorando in un paese la cui metà della popolazione
sono bambini di 15 anni o meno. Sapetedichiparlo.

E io dovrei sentirmi patriottico
ed abbracciare questa spinta verso la minaccia planetaria
dalla parte di quella giunta militare di teste-morte
che quotidianamente fa galleggiare le sue infamie morali
sui canali della nostra disperazione?

La paura nucleare ha riportato indietro Dio dalla morte,
e le Guerre Sante si guardano l’un l’altra nelle loro bugie,
mentre i bambini qui e i bambini là
sono devastati fino alle radici dei loro ancora possibili
sorrisi innocenti.

Nelle loro piccole teste, nelle loro entrate e letti,
si augurano di potere, si augurano che potranno
esserti giudici, tu inetto assassino,
per tutti i bambini che hai ferito,
e getteranno sporcizia felice sul tuo cadavere,
Mr. President. Sapetedichiparlo!

IV ( da “Altri fuochi” – Alexandra Petrova – Crocetti ed.)

1.

Ci inoltrammo nella segale alta
prima ancora dell’alba.

Ascoltate, brava gente, pazientate, ve ne prego.
Ci sdraiammo.
Volevate una confessione? Ebbene, sì,
cominciammo in tutta fretta.

Sparavamo al dormiveglia intricato
alle sacche lacrimali, gonfie e stillanti
(ci tradivano, negli ultimi tempi)
ai sogni
e gli uccelli affamati in picchiata
li beccavano sulle loro morte calotte.

2.

Sparavamo alle visioni.
Ma una di loro
piegava, troppo bassa sulla terra.
E di fronte alla morte probabile chiedeva:

o senzatetto fratelli,
perché sparare
ci arrendiamo
ciascun io può vivere in affitto
dentro di noi
e allora da visione
diventeremo azione
chi si iscrive per primo
avrà in omaggio
un destriero, una dama e una lira

3.

No grazie, abbiamo già perso
l’io che un tempo toglieva il cappello
o il cartello di una casa in affitto.
E anche da questa bisogna sloggiare.
Posso togliermi le mutande.
Porto mutande Cacharel.
Però non credo alle réclames.
Ho sbriciolato l’ebano del mio orgoglio
negli ingranaggi dell’economia,
l’ho perso nel nomos di senzatetto.

In Palestina
il mio tempo cresce troppo in fretta
perché è un seme migratore
tipo palma.

(È agosto ormai,
e Rashid el Assuad
siede ancora al caffé
proprio come in dicembre.
Cambia solo la data dei giornali sulle sue ginocchia).

No, sogni e visioni e lacrime traditrici,
non mi servono destrieri.

Datemi invece una mitragliatrice
per difendermi da tutti i sogni visitatori.
E un po’ di acqua di fonte
in questa vita vagabonda.
Al posto dell’anestesia.

4.

Quell’acqua che riflette le colline terra di siena e ombra bruciata
le viti di hebron
e sabra con la sua amichetta chatila
e i fuochi d’artificio sminuzzanti

gambe capelli braccia ossa giunture
volano leggeri come fiori
molto spesso, perfino tutti i giorni
a destra e a sinistra

questa rossa terra di Adamo,
che ha mescolato marocco e polonia.
E datemi una goccia di amore per lei.
E non mi occorrono altre azioni.

Un libero trascinarsi ( da “Lattice” – Andrea Garbin – Fara ed.)

È come chiudere gli occhi per annullare una distanza,
per pulire con l’oscurità quel muro di prigionia
che orna, come volti di granito, la verità del giorno

è come avere la certezza che un sentiero sia già scritto
e comprendere l’esterno standosene chiusi all’interno
come un piccolo mollusco nella sua cavità palleale

è lo stesso sentiero dove passano i greggi coi loro
campanacci, che i pastori pungono con lunghi bastoni
coi piedi calcando polvere che un tempo fu carne viva.

Nessuno ha mai detto che la polvere che calpestiamo
possa essere un giorno meno dura, come burro sciolto
oppure soltanto errare tra le ombre a piedi nudi

dire che la nostra vita è metaforica illusione
incastonata tra minuzzoli di tempo, dirlo e basta,
oppure, tu, corpo vicino, che giaci nel vacuo letto

dire che le tue braccia sono il prolungamento dell’oblio
forse per lo stesso motivo per cui una lumaca si
trascina con grave lentezza lungo il miasma della terra

è come se tutto ciò a cui rifl ettiamo nel nostro letto
fosse assenza, tua, nostra, quella del giorno che vibra
così, nel lattice si nasce, si muore e ci si trascina.

17. (da “Modulazione dell’empietà” – Alessandro Assiri – Lietocolle)

Io vivo nelle cose in cui posso tornare
nei ricordi che conservo
trasformando la memoria in un atto d’amore
inseguo quei momenti struggenti
impossessandomene, vincolandoli
alla mia malinconia.

Amo in questo modo
nella piccolezza dei gesti
di cui mi approprio.
Nella densità
di ciò che posso imprimere.
Amo senza spandere
senza diffondere.
Amo sottraendomi.


Mi sono lasciato raccontare ad altri, per come mi hanno visto i tuoi occhi.
Non sono intervenuto in una sorta di ristagno, mi sono lasciato riprodurre.
Ora dentro me dimora un clandestino, convinto di poter fare ciò di cui sono incapace.

Speranza, di non esserlo ( da “Nero, l’inchiostro” – Fabio Barcellandi – Montag)

La disperazione è silenziosa
la diresti muta
se non conoscessi perfettamente
ogni sua singola parola
a memoriala disperazione è calma
la diresti inerte
se non conoscessi perfettamente
ogni suo singolo movimento
a memoria


la disperazione è miope
la diresti cieca
se non conoscessi perfettamente
ogni sua singola forma
a memoriala disperazione è acida
la diresti amara
se non conoscessi perfettamente
ogni sua singola dolcezza
a memoria

la disperazione è pacata
la diresti sorda
se non conoscessi perfettamente
ogni sua singola reazione
a memoria
la disperazione è disperata
la diresti senza speranza
se non conoscessi perfettamente
ogni sua singola speranza
a memoria
speranza
la disperazione è speranza
la diresti disperazione
se non conoscessi perfettamente
ogni sua singola speranza
a memoria
speranza
di non esserlo
speranza!