Un sabato da ricordare con Elisa Biagini
11 06 2008Sabato 9 giugno: un acquazzone terribile mi coglie mentre sono in autostrada. Nuvole arrabbiate, in contrasto con il mio stato d’animo, tranquillo, proiettato verso una serata all’insegna della poesia. Elisa Biagini al Caffé Galetér. Ora, io leggo soprattutto narrativa. Non tanto perché non mi piaccia la poesia, anzi, la stimo come una delle massime espressioni dell’arte. Ma la parola in essa condensa significati che hanno bisogno di essere colti, studiati e, ancora prima, introiettati in un momento di raccoglimento “speciale”, diverso da quello che richiede la scrittura in prosa. Per ora mi limito all’approccio soft, poi arriverò a immergermi totalmente in un componimento in versi … com’è avvenuto sabato.
Dicevo, dunque, del mio viaggio in autostrada, della pioggia, l’arrivo a Mantova e poi… a Montichiari, insieme alla consorella Sara e al suo ragazzo.
Ci accoglie un ambiente intimo. Ai tavolini del Caffé Galetér sono già sedute alcune persone, di età diverse. Elisa Biagini si presenta a me e a Sara. Ha negli occhi il sole della toscana e una vivacità che non è solo intellettuale. E’ una vivacità giovane, dinamica. Elisa mostra una semplicità che non tutti quelli che appartengono al mondo letterario e poetico (e non solo) hanno. E con semplicità ci legge i suoi componimenti, tratti da “L’ospite” e da “Nel bosco”.
I versi, essenziali e concreti, mi evocano improvvisamente quel Montale di “Meriggiare pallido e assorto” che mi è stato praticamente rifilato dai prof., alle Medie e al Liceo; i quali anziché farmela apprezzare, m’ (c’)imponevano la poesia. Quel modo di fruire la poesia, diventa l’antitesi del metodo scolastico: un modo sincero di affondare nella parola, nelle sensazioni, nelle assonanze. Nel silenzio del bosco, illustrato anche nel filmato realizzato dalla Biagini videoartista. Le immagini: rami di alberi privi di foglie, i dettagli di un volto, un occhio che si apre, capelli al vento, un’inquitudine angosciata, elementi che catturano il pubblico, che alla fine circonda la poetessa per le domande di rito. Come va considerata la poesia di Elisa? Perché questa lettura “ieratica”? Risposte: la mia poesia non va interepretata unilateralmente, ma è aperta a varie interpretazione. E poi: la lettura ”ieratica” è dettata dal fatto di non volere “appesantire” una poesia che già è “forte” di per sé.
La serata termina in pizzeria, dove domina il registro colloquiale. Elisa racconta della sua esperienza negli Usa come insegnante. Si parla anche di viaggi, si ride, si scherza. Poi la poetessa ci parla di un progetto, di cui abbiamo modo di ascoltare l’anteprima: poesia messa in musica. Tre canzoni che mi fanno tremare d’amore. Non solo un gioco di note e di parole. Silenzio emozionato che pervade noi, ascoltatori. E a questo punto, ci salutiamo. Arrivederci Elisa!
Da “Nel Bosco”, “Gretel o nel perdersi”, Elisa Biagini
“succhio il vetro per meglio
vedere, perchè la lingua
sia ascia nel fondo del
bosco:
mi mangio la mia strada
via di qui”.
(Roberta D.T.)
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