Ho letto di recente “Scusa ma ti chiamo amore” opera stravenduta di Federico Moccia, approdata anche al cinema. La storia richiama quella del film “Segni particolari bellissimo” (1983): una giovanissima Federica Moro cerca di conquistare il rubacuori non certo bellissimo Adriano Celentano. 20 anni di differenza, lo stesso divario che divide Alex e Niky. Che dire? Il papà dello scrittore gli ha dato il soggetto, il cui tema è tuttaltro che originale (e allora, perché tante polemiche?). Ma passiamo al libro: una storia godibile e leggera, ricca di trovate che richiamano il cinema e a tratti divertente, con qualche spunto originale. Ma… le adolescenti sono tutte così? Le Onde sembrano le tipiche protagoniste degli anime: entusiaste, allegre, senza problemi. E poi: tutte alte, belle, sportive, intelligenti. Ok le pazzie degli adolescenti e l’entusiamo. Ma… dove sono i problemi dell’età? Non che tutti siano tipo Werther, ma nemmeno che tutti siano spensierati, in un’età che è tra le più difficili. Insomma: ci sono i complessi dell’età, c’è lo sfigato del gruppo. Qua, invece, tutti spavaldi, splendidi. Qualche insicurezza (la paura d’amare di Olly). Si può obiettare: Moccia ha voluto creare un mondo parallelo, una sorta di favola. E fin qua, ok. Poi arriva l’autore che dichiara di rappresentare la gioventù. Qua la realtà è quella dei luoghi romani. Il resto non è così reale, né così credibile come afferma lo scrittore. Possibile che la maggior parte dei i personaggi facciano una citazione letteraria o cinematografica? E poi: Niky compie 18 anni a maggio ed è all’ultimo anno di liceo. Errore: se è all’ultimo anno, dovrebbe compierne 19, età in cui si comincia l’Università. Oppure dovrebbe essere ancora al quarto anno. A meno che non avesse cominciato la prima elementare a 5 anni, un anno prima (e qua, va bene, si può soprassedere). Tutto per mettere in evidenza il fatto che lui va con una minorenne e per fare scalpore.
A parte qualche errore ritrovato, quello che irrita è la mancanza di onestà intellettuale dell’autore. Puoi dire che rappresenti i giovani se è davvero così. In verità i suoi romanzi rappresentano realtà e personaggi stereotipati. Se Moccia dicesse “creo le storie che vorrebbero sentirsi raccontare le persone, per evasione, per far sognare, per vendere così a colpo sicuro milioni di copie, allora sarebbe onesto e accetterei le sue dichiarazioni”. Ma quello che non si può accettare è la dichiarazione che manca di obiettività e onestà intellettuale. Cioè il non dare alle proprie opere il valore che hanno, dichiarando il falso.
Il libro? Da leggere se si vuole evadere, sognare e se si vuole qualcosa di leggero.
Roberta DeTomi

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