NOTIZIa: La “Casa della Poesia” di Baronissi sull’orlo del collasso chiede aiuto. Rispondete all’appello, diamo tutti una mano

12 11 2009

Cari amici, vi lascio qui sotto una lettera dei fondatori delle “Casa della poesia”, un luogo unico e di grande valore per la poesia e per la cultura in generale. Sarebbe un vero peccato, per l’Italia, e per il mondo perderlo.

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“Cari amici di Casa della Poesia,

le notizie che dobbiamo darvi continuano a non essere piacevoli. Pur svolgendo in questi mesi un’intensa attività in tante città italiane e all’estero, pur avendo raccolto grandi successi ed entusiasmi per le ultime cose organizzate (Napolipoesia nel Parco, Incontri internazionali di poesia di Sarajevo, Verso Sud a Reggio Calabria, gli Incontri dedicati al Centenario di Alfonso Gatto, gli incontri in “Letture senza confini”, i tour italiani di Jack Hirschman, di Paul Polansky, di Maram al-Masri, ecc. ecc.) la situazione della struttura fisica di Casa della poesia rimane problematica e ancora a rischio di chiusura o trasferimento.

Come sapete ormai da tempo a questa crescita continua del progetto e della considerazione internazionale di cui gode, agli impegni sul territorio nazionale e all’estero, corrispondono problemi di natura finanziaria e di relazioni con gli enti pubblici locali che mettono in grave difficoltà la struttura proprio nel nostro territorio. Dobbiamo quindi segnalarvi di nuovo e con forza il pericolo imminente. È davvero a rischio la stessa esistenza di Casa della poesia!

Ricordiamo che il 2008 è stato l’anno dell’apertura della “Casa dei Poeti”, la struttura residenziale di Casa della poesia che rende la nostra organizzazione unica probabilmente non solo a livello nazionale, ma forse a livello internazionale. E ricordiamo anche che il prossimo anno, 2010, Casa della poesia realizza il quindicesimo anno di attività, un traguardo importante, straordinario per una struttura indipendente.

Torniamo a dare i numeri di quella che ci ostiniamo a considerare una straordinaria impresa: quattordici anni di intensa attività, circa 40 grandi eventi realizzati in varie città (Napoli, Salerno, Baronissi, Reggio Calabria, Pistoia, Trieste, Sarajevo, Potenza, Benevento, ecc. ecc.), incontri, progetti, seminari, in tante città italiane e all’estero, collaborazioni con Ministeri ed enti culturali di tanti paesi europei ed extraeuropei, circa 400 passaggi di poeti di ogni parte del mondo, una bella biblioteca internazionale, una mediateca, un archivio audio (“Le voci della poesia”) tra i più ampi e vasti del mondo, laboratori di produzione audio e video.

E come già detto l’apertura di una casa-alloggio per poeti che fa di Casa della poesia, nell’insieme delle sue attività, una struttura forse unica al mondo per complessità, approcci, aree di intervento e sviluppo. **Casa della poesia è un’impresa culturale riconosciuta e riconoscibile a livello internazionale, apprezzata e presa ad esempio, con relazioni internazionali di livello altissimo (Università, Ministeri, Ambasciate, Istituti di cultura, Associazioni, Enti pubblici, Case della poesia, ecc.).
Facciamo appello ad amministratori, uomini politici, imprenditori, disponibili a “leggere” i risultati e la qualità dei progetti di Casa della poesia e ad impedire un ulteriore impoverimento culturale del nostro territorio. **Intanto noi proviamo a proseguire le nostre attività (ma non sappiamo ancora per quanto), insieme a coloro che in questi anni sono stati protagonisti (i poeti) e testimoni (gli amici di CdP) del nostro lavoro, con la speranza di non dover rinunciare e trasferire tutto il patrimonio di lavoro, relazioni, contatti, materiali, conoscenze e competenze, in altri ambiti e territori.

Chiediamo a tutti gli amici, i giornalisti, gli uomini di buona volontà, di essere parte attiva in questa operazione di r/esistenza per tenere in vita una struttura che per 14 anni ha dato spazio e voce ad una cultura dell’impegno, della partecipazione, della solidarietà, dell’incontro. Siamo certi di poter contare sul vostro aiuto (articoli, interviste, segnalazioni, ecc.) e di ricambiare continuando a proporre progetti e la grande poesia internazionale.

Aspettiamo un vostro cenno e intanto, un caro saluto, Raffaella Marzano & Sergio Iagulli Info: 089/951621 – 089/953869 – 347/6275911″.





Alda

2 11 2009

Copia di Alda Merini 2Alda amava i gioielli. Non quelli di valore, costosi e preziosi, che spesso sono ambiti dalle donne. Lei amava quelli molto colorati, vivaci, magari di plastica, che l’adornavano come una sorta di regina pagana, regina di quella simbolica Terra santa fatta di disperati e perduti  della quale tante volte aveva cantato e alla quale sentiva di appartenere. E amava il rossetto rosso, inno d’una femminilità forse più volte maledetta, ma irrimediabilmente viva e carnale. Davvero una vita incredibile, la sua.

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.

(da “La Terra Santa” 1983)

Era strano saperlo e poi trovarsela davanti, con quegli occhi sognanti e quell’eloquio in apparenza vaneggiante, quasi poesie strappate dalle sue pagine sanguinanti, eppure assolutamente ragionevole, padrona d’una chiarezza strana che regalava ad ogni frase aforismi e perle di saggezza.

L’abbiamo vista tutti insieme, noi della Confraternita.

Nemmeno ci conoscevamo tutti, ma eravamo accorsi a quella splendida serata suzzarese voluta nella sede del Premio Suzzara dal filantropo Walter Delcomune, ormai qualche anno fa.

Quella sera, il verbo poetico di Alda fu accompagnato dalle note di Giovanni Nuti, straordinario artista che ha musicato le sue opere. Alda, quando andai timorosamente a presentarmi, mi disse che Nuti le ricordava suo marito, lo stesso che l’aveva così spesso tradita, lo stesso per cui provò il folle amore che la condusse più volte nel reparto psichiatrico dell’ospedale San Paolo di Milano.

Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.

(Da “Clinica dell’abbandono”)

Un uomo presente nel suo cuore, un uomo che dopo decenni ancora ispirava le sue liriche appassionate. Era affamata d’amore, Alda: questo, forse, è stato il suo peccato. Lo stesso che ha seminato e coltivato il suo genio forse involontario, ma proprio per questo in grado di commuovere ed incantare.

L’arte non vale nulla, diceva lei. Cos’è, in confronto all’amore, ai soldi, ad un figlio?

IO sono folle, folle, folle d’amore per te .
io gemo di tenerezza perchè sono folle, folle, folle
perchè ti ho perduto .
Stamane il mattino era così caldo
che a me dettava quasi confusione
ma io era malata di tormento,ero malata di tua perdizione.

Come sempre avevi ragione, cara Alda. Ma noi siamo comunque felici di poterti leggere. Ora e ancora. Ciao……

La pistola

che ho puntato alla tempia

si chiama poesia.

(da Aforismi e Magie)

Emily Pigozzi

(Poesie di Alda Merini – in foto: Alda a Suzzara)





Presentazione 25 Ottobre, Libreria Papavero Giallo, Cavezzo (MO)

20 10 2009

locandina il rumore degli occhi_nera





Il mondo di Alceo

10 10 2009

Poltronieri2

 

Sguardi sognanti. Mani tese, nervose, delicate. Nuvole in crescendo. Colori. E’ questo il volto che Alceo Poltronieri scelse di mostrare al mondo: nei suoi quadri, tutto il suo universo onirico, tutto ciò che -forse- non voleva confessare. Nè confessarsi. Quadri dallo stile  riconoscibile, che i critici non sono riusciti a incanalare in una sola corrente pittorica: è stato definito per comodità un naif, Alceo, ma il suo mondo è assai più raffinato, vasto e personale. Come la sua poesia, rimasta nascosta nei suoi cassetti confusi e ora fatta riemergere per mano dei suoi amici di sempre: quelli del Teatro Minimo di Mantova.

In testa Bruno Garilli, suo mentore e amico di una vita intera, custode di gran parte delle sue opere: per voce del suo gruppo, sabato 10, giovedì 15 e sabato 17 alle ore 21.15, e domenica 11 e domenica 18 ottobre alle 16.30, presso il teatrino di via Gradaro a Mantova si svelerà un’altra parte  non meno straordinaria del genio artistico di Poltronieri: appunto,la poesia.

Svariati componimenti scritti a cavallo degli anni ‘50 e ‘60 eppure travolgenti per la loro modernità e la forza emozionale di un linguaggio assolutamente unico: la visione del dolore, della follia, della passione, del sesso in un crescendo di liriche scandite da più voci, e accompagnate dalla musica d’organo composta dallo stesso Alceo: un altro talento del pittore mantovano, assolutamente sorprendente se si pensa al fatto che Alceo non conosceva la musica e componeva a orecchio incidendo in estemporanea su nastro. Proprio per il teatro Minimo, in particolare per “Amico sciacallo” di Bordon, spettacolo portato in scena dal gruppo negli anni ‘80, Poltronieri creò musiche intense e struggenti,  che oggi si rivelano perfette per accompagnare i suoi scritti.

La serata vuole essere un omaggio all’artista, scomparso nel 1995, e alla poliedria del suo talento: un’ occasione per gli amanti di varie forme d’arte di poter conoscere un personaggio strordinario e il suo vasto, immenso mondo.

(Emily Pigozzi)

Divagazioni

I misteri tecnici

oppure le scissioni di concetto

sono frammenti di morte.

Il fotografo,

le rose,

la fornicazione nelle cosce,

sono acquisti particolari e frammenti

di questa morte.

Tutto. Tutto viene appeso a fili:

gli occhi, gli angeli canterini, le catene di bicicletta.

Perchè sono frammenti di questa morte.

Anima chimica.

Anima puramente chimica.

(Alceo Poltronieri)

www.teatrominimodimantova.it





l’ODIN TEATRET di Eugenio Barba a Montichiari (BS)

9 09 2009

Sabato 12 settembre alle ore 21:00 al Garda Forum BCC del Garda di Montichiari (BS) grande evento di teatro con la più importante e prestigiosa compagnia-scuola di teatro a livello internazionale: l’ODIN TEATRET dalla Danimarca. L’attrice, regista e docente Julia Varley dell’Odin Teatret si esibirà nello spettacolo “IL CASTELLO DI HOLSTEBRO II”.

Nello spettacolo “Il Castello di Holstebro II” è il mondo che diventa sogno ed è il sogno che diventa mondo. Al suo interno una giovane donna e il suo eterno accompagnatore allaciano un dialogo che si svolge nello stesso modo in cui il pensiero si avventura nella logica contraddittoria dell’esperienza.

Come una farfalla dal bruco, una donna vestita di bianco nasce dal suo ironico ammiratore, diventa il suo ammiratore, parla con lui e si ripresenta come lui. Lui è sicuro, cinico, vivace; lei vive nell’acqua fra fiori e illusioni. Lui è magico e vitale, cambia drasticamente dimensioni, s’interessa agli spettatori, è curioso. Lei potrebbe vivere in un mondo di chimere, dove l’amore sorride di pura fantasia.

Lo spettacolo s’inoltra in un paesaggio mentale popolato dal Tempo, dai suoi cambi e le sue ripetizioni. Si perde in un labirinto di personaggi e situazioni alla ricerca di ricordi perduti.

L’ODIN TEATRET è stato fondato dall’italiano Eugenio Barba nel 1964, uno dei più grandi allievi di Jerzy Grotowski, grande Maestro del teatro del ‘900; l’Unesco ha proclamato l’anno 2009 “l’anno Grotowski”. Oggi Eugenio Barba è professore onorario in Università di tutto il mondo e gli attori dell’ODIN TEATRET, scelti da Barba perché esclusi dalle Accademie tradizionali, sono chiamati continuamente a svolgere seminari, spettacoli e conferenze in ogni parte del mondo.

L’organizzazione dell’evento è merito dell’Associazione Culturale “I Saggi e i Folli” che prosegue in questo modo la collaborazione con compagnie e scuole di alto livello già avviata con il Living Theatre di New York a maggio 2009. L’obbiettivo che si pone l’Associazione “I Saggi e i Folli” può essere così sintetizzato: “e alla fine scommetto che siamo tutti d’accordo su ciò che tutti desideriamo: un teatro che è semplice senza essere semplicistico, critico ma non disumano, che avanza come un fiume delle Ande i cui soli limiti sono quelli che lui stesso si pone.”
(Pablo Neruda)

Questo spettacolo conclude la collaborazione tra l’Associazione Culturale “I Saggi e i Folli” e l’ODIN TEATRET che dal 10 al 12 settembre ha dato vita al Garda Forum a: il seminario “L’eco del silenzio”, i due spettacoli-dimostrazioni “Il fratello morto” (10 settembre) e “L’eco del silenzio” (11 settembre) e lo spettacolo finale “Il Castello di Holstebro II”.

Tutte le info e prenotazioni: www.isaggieifolli.itinfo@isaggieifolli.it – 3334696961.





Prima Edizione del Premio di Poesia e Narrativa “Sul Romanzo Blog”

4 09 2009

Rilanciamo con piacere dal blog Sul Romanzo, invitando caldamente chiunque sia interessato alla partecipazione:

 “La situazione italiana angoscia molti da anni. Non sono i principi ahimè a destare oramai più inquietudine – tanti vivono in un torpore di rassegnazione passiva -, quanto invece le conseguenze, in un clima che incespica di continuo fra provocazioni e smentite, menzogne e promesse vane, atti illiberali e fomentati razzismi. E gran parte della società italiana ne assorbe i modi, i toni, le gesta. Allora ognuno, credo, se percepisce vere le mie frasi, dovrebbe nel suo piccolo attivarsi, oltre che interrogarsi. E non soltanto con geremiadi da bar e slanci volitivi da condividere illusoriamente con il compagno di boutade, bensì con azioni coraggiose, rischiando, di tasca propria.

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ESTATE CANAGLIA

13 08 2009
Estate piena di proposte di legge fantasmatiche, fantasmagoriche… a volte solo fanatiche.
Quelle della Lega sono volte, perlopiù, all’attacco demagogico dell’unità nazionale, al ritorno a un secessionismo simbolico, in mancanza di uno storico, alla rimarcazione di un federalismo culturale che vuole soltanto mascherare il possibile fallimento di quello fiscale.
Quelle dell’estrema destra vanno all’opposto, con un lessico nazionalista da far paura.
Alcune facili conclusioni.
É chiaro che il centro(di)destra è diviso quanto e di più del centro(non)sinistra, ma nessuno ci vuol credere.
Le polemiche estive, vedi alla voce Lega, sono totalmente fittizie, ma tutti ci credono.
Le radici cristiane d’Italia (come d’Europa) valgono bene una messa, ma non una proposta costituzionale.
A riprova di questo, un fatto culturale di dimensioni millenarie viene ridotto a una proposta di legge di neanche dieci righe, vedi immagine.
La spoporzione è notevole. Sarà che cultura e (imposizione per) legge non vanno d’accordo?
L’unica risposta democratica a questa estate canaglia è credere a questa domanda, credo.

(Lorenzo Mari)





L’ultima notte di Nebbia, un fantasy tra “strie”, magia e “fumana”…

7 08 2009
La copertina del libro di Luca Marchesi

La copertina del libro di Luca Marchesi

Una Bassa Modenese che si tinge di colori brumosi e di un mistero carico di magia. È quella che funge da sfondo de “L’ultima notte di nebbia-  Il mostro e le streghe della Bassa” (Leone editore),  opera prima dell’autore medollese Luca Marchesi. Una laurea in Lettere Moderne, giornalista e addetto stampa presso enti pubblici,  Luca esordisce con un romanzo fantasy, le cui atmosfere riecheggiano quelle delle opere dello scrittore finalese Giuseppe Pederiali.
Protagonista de “L’ultima notte di nebbia” è Francesco un bambino dei nostri giorni, che si divide tra la Playstation, Dragon Ball e gli straordinari poteri, ereditati dalla nonna Noemia, la strega più potente della Bassa. Con questi poteri e insieme ad altri tre cavalieri, la fidanzatina e provetta karateka Daniela, il maresciallo dei carabinieri, Milano, e a Paola, cartomante, nonché donna bellissima oggetto del vituperio dei compaesani per il singolare stile di vita condotto, Francesco dovrà affrontare il Ciribecco, creatura responsabile del rapimento di diverse ragazze, tra cui Marina. Questo essere si muove con la nebbia,con cui punta a invadere la Bassa e poi il mondo intero. Ma dovrà vedersela con la squadra dei quattro cavalieri, capitanata da Noemia.
Il romanzo è destinato a ragazzi, ma anche ad adulti appassionati del genere e a coloro che abbiano voglia di immergersi in un racconto intrigante e ben costruito. La narrazione è scorrevole, semplice,  ma allo stesso tempo ricca dal punto di vista linguistico. Non mancano termini dialettali che danno all’opera una caratterizzazione tutta modenese. E modenesi, nella fattispecie della Bassa, sono i luoghi descritti, così come l’autore sa restituire sapientemente la dimensione di una realtà provinciale, attraverso l’inserimento dei tipici personaggi di paese dediti al gossip e a pregiudizi legati a una mentalità ristretta.
Non mancano momenti divertenti che fanno sorridere il lettore, come non manca qualche piccolo brivido e alcuni momenti di suspence.
C’è poi Francesco, un bambino dei giorni nostri, alle prese con qualcosa di arcaico, ben più grande di lui. Il Ciribecco, essere amorfo e temibile, rappresenta le sue, ma anche le nostre paure.  E’ “l’uomo nero” della leggenda che s’introduce nella stanza per sottrarre il bambino dal proprio letto. Per il piccolo protagonista della vicenda, sconfiggerlo significa vincere i propri timori.  Significa crescere.
Il volume è il primo di una serie che vede al centro della vicenda Francesco, piccolo mago alle prese con la lotta contro il Male, che vuole impadronirsi della Bassa.

(Roberta DeTomi)





su L’ERBARIO DI MARMO di Stefano Colletti

28 07 2009

 

L’erbario di marmo (Firenze Libri, 2009, p.96) si presenta come un piccolo, paradossale miracolo: è un esordio che ha già i crismi dell’opera matura, che offre una poesia che rifugge collocazioni rassicuranti nei paraggi del Canone, inseguendo tradizioni esaurite, mai attinte o sempre rimaste sottotraccia; è un libro corposo, nel quale il corpo non si esime dal raccontarsi, lasciando comunque aperta la porta a illuminazioni sulla forma della vita, sulle forme delle vite che lo attraversano. Insignita del premio “L’Autore” 2008, la raccolta del giovane autore mantovano non si limita infatti a proporre una “poesia da premio letterario” – indicative, in questo senso, certe chiuse ad effetto, che con la loro ridondanza sminuiscono altre chiuse, poeticamente più potenti, e importanti – ma investiga il proprio essere testo, plasmandosi e riplasmandosi attorno a una voce solida, indipendente, musicalmente capace. La versificazione adottata, in particolare, ricorda la poesia anglosassone del Novecento, con la quale l’autore sembra essere in speciale sintonia – ritorna spesso, infatti, nelle epigrafi e nelle citazioni – non disdegnando, tuttavia, break ritmici di più sicura attualità. Gli echi della poesia in lingua inglese si sentono anche nelle scelte figurative: un’ampia conoscenza permette riunire voci in principio asimmetriche (come per esempio, la metaforizzazione continua à la Dylan Thomas e il dimesso ritorno alla natura di un Robert Frost), che si fondono, in ogni caso, armonicamente – o, forse, con le dovute dissonanze – all’interno di una materia testuale sempre altra. Del resto, solo può essere caratterizzato da alterità e eterodossia un richiamo costante (e giustamente esplicitato, quasi sovraesposto, fuori d’ogni contatto ingenuo con la Tradizione) a Pascoli e Sbarbaro, dei quali non si estremizza il dettato – a costo, qui davvero, d’essere fuori tempo – ma  dei quali si assume, spesso ironicamente, la diversa declinazione di un primonovecentesco “male di vivere”. Un dato, questo, che non emerge mai chiaramente e consapevolmente nei testi di Colletti, ma che a ragione si può ritenere sempre pronto a far capolino, soprattutto tra le righe più cupe e introspettive. Di respiro ancora più ampio, in ogni caso, la riflessione storica e politica. L’erbario di marmo del titolo viene ad essere, in corso d’opera, il vitale traslato di un lapidario: la collezione di lapidi e pietre memoriali, incontrate in un cammino che si dipana per l’Europa delle due guerre mondiali, aiuta a ripercorrere, saldamente ancorati alla memoria, le grandi lacerazioni del tessuto storico e psichico che formano e mettono allo stesso tempo in crisi una, comunque sempre disponibile, identità comune europea. Il poeta, anzi, si sente più volte chiamato al fronte e, anche se sa che l’unica risposta che gli è consona è la diserzione, risponde presente, va a frugare nelle trincee, sui campi di battaglia, verificando che questi luoghi parlano molto più a lungo e più approfonditamente dei manuali di storia – ultimamente assai revisionati, ma senza imprimere loro una nuova visione, che è compito di intellettuali di altra pasta, ad esempio dei qui presenti poeti. A volte, l’autore risponde con una sincera adesione all’epico, a volte con la pietas che si concede agli “eroi” ma solo in quanto sono uomini passati a popolare il – ben più importante, nella vita di ognuno – regno dei morti. Predomina la ricerca di un senso tragico, recuperato prima surrettiziamente con chiuse solenni e sentimenti importanti, poi scoperto in tutta la sua forza all’incrocio della propria esperienza con gli interrogativi che si ritengono fondamentali.

E qui sta la grande risposta etica dell’autore, tutta nella e per la scrittura.

 

(Lorenzo Mari)

DI FRONTE AL MARE

Un peschereccio minuscolo s’intreccia agli altri,
partiti da altri porti, attacca la melodia
appropriata, non proprio tardi.
Il congegno della risacca
succhia le ossa perlate dei molluschi
che lampeggiano ogni qualche passo.
Sul capo la corona
dell’unica vera sete, essere soli.
Morire come Dio, senza mosche né fiori.
L’oblio come un fluido colloso tra le dita
aperte. La certezza innocente di non aver lasciato
strade né arte, né vedove del mare.

QUANDO ME NE SONO ACCORTO

La gabbia, intendo, lì sotto i miei occhi,
ma per decenni io non ho visto.
E quando me ne sono accorto, non
Sono fuggito. È una gabbia di classe, seppure semplice.
Rodata. Semitrasparente, per chi ne sta fuori.
Del tutto invisibile dentro. Nessuno l’ha costruita
sapendo che cosa fosse, i pezzi s’incastravano
a dovere, un disegno di certo senso
che si formava. Anni passati ad aggiungere
altri pezzi, e colla e chiodi, finché tutti,
costruttori compresi, ci fummo dentro.
Innocenti tutti, badate.

SU UN TRENO SERALE

Il treno rulla in una sera di pioggia – nel tepore
del vagone, accaldato per la corsa, sudo
ancora un po’, poi mi placo nel buio arancione della periferia.
La foschia primo ‘900 tra le case operaie.
Vorrei un paio d’ore
rubate alla crescita dei bambini, alla gemmazione,
alla vita fangosa dei fossi, laggiù.
Due ore in cui nulla
accada, nessun bacio, nessun colpo di scure, l’essere
soli che salva dall’atto plurale delle distanze.
Deve essere il jazz aritmico delle luci,
il sapersi irraggiungibili – telefoni spenti, vaghe
indicazioni sull’orario.
Stasera c’è la pausa dolce,
il sapore garbato di una giornata di caffè,
il mio nome senza significato
nelle piccole stazioni eclissate dalla corsa.
Meglio farsi raggiungere dalla cravatta stanca
del capotreno, nessuna pietà, nessun ragionamento
coinvolto – la sera arriva alla notte,
come me. Un ruolo, cose appropriate da dire.
L’estate è così finita che ha lasciato una sua corrispondenza;
piove, piove – un’ora e quaranta, ormai, di pace eterna.

SCRIVERE VERSI AD UNA CONFERENZA

Come al mare. Chi parla – di cinema,
pare – è la risacca, dove la schiuma
lambisce noi conchiglie.
Capelli biondi su maglioni neri,
squarci di rughe, pance, baffi e doppi menti
filtrano le parole, tiepide come fegati.
Tutto qui è deperibile.
Di qui passeranno aspirapolveri e donne
con sacchi di plastica.
Berranno caffè in un bicchierino, sedute
al lungo tavolo, relatrici su figlie e malattie,
risistemando poi le sedie, come a casa propria.





Emily e Sara alla “Fortezza delle donne”

21 07 2009

Una rassegna tra arte musica e spettacolo, tutti al femminile, che avrà come ospiti, domenica 26 luglio, ore 21, al Castello dei Pico di Mirandola, Sara Bellingeri ed Emily Pigozzi, il lato rosa della Confraternita dell’Uva.
Emily presenterà la raccolta poesia ”Amore e oro”, Sara l’antologia di racconti “Le nicchie blu” e un’opera fresca fresca di pubblicazione: “Luci d’ombra”.
Sarà Roberta De Tomi a introdurle, anche se la parola andrà alla poesia, sia in versi che in prosa delle due giovani autrici. Sarà infatti la magia della loro scrittura la vera protagonista della serata. Momenti di evocazione, di vita, di cuore e di sentimenti, tanto più veri, perché tanto più vissuti.
Di seguito, ecco il programma della rassegna che inaugura questa sera.

La fortezza delle Donne

LA FORTE ZZA DELLE DONNE, CASTELLO DEI PICO, MIRANDOLA - 21-26 LUGLIO

Il Programma

Martedì 21 luglio  

Ore 19.30Prigioni del Castello dei Pico
Inaugurazione della mostra “Evoluzioni – viaggio metamorfico nel giardino dei ricordi”.
Espongono:

Alessia Baraldi

Chiara Agosti
Emanuela Fontana
Monica Bolognese

 Segue – Ore 21.30
3 donne in barca (e la quarta che non vuole salire…)- a cura del gruppo teatrale “Il Tentativo”

Mercoledì 22 luglio
Ore 21.30

La Donna e il Tango feat. Marco Lo Russo – Serata a cura del Bajotango

Giovedì 23 luglio -  ore 21.30
Pizzica e Taranta:
schegge di vita raccontate in musica con Compagnia della Vocata e gruppo di danza Le Tarantolate

Venerdì 24 luglio - ore 21.30
Frida Hyvonen live

Sabato 25 luglio – ore 21.30
Client live  (Uk)

Domenica 26 luglio – ore 21.00
Serata letteraria – Il lato rosa della Confraternita dell’Uva. 
Sara Bellingeri presenta  “Luci d’ombra” e  “Le nicchie blu
Emily Pigozzi presenta “Amore e oro”.

 Segue – ore 22
Esibizione del coro Mousikè.

Organizza: Circolo Culturale ”Aquaragia” con la collaborazione del Comune di Mirandola e della Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola.

Media partner: Radio Pico